Pubblichiamo la lettera di un nostro iscritto :   Carmine Scavello

Convegno ALA 2012: invasione pacifica a Parma.

Non è stata una discesa di “simpatici barbari” alla conquista di una città meravigliosa, storica ed artistica, bensì una dimostrazione di affetto a questa bella località emiliana, legata a tanti avvenimenti del passato.

Un nutrito gruppo formato da 245 “giovani dentro”, ancora arzilli e pieni di animo e di vita, si è ritrovato per trascorrere insieme una giornata come ai vecchi tempi lavorativi. Per tanti il tempo è come se non fosse mai trascorso; lo spirito e lo smalto di allora non sono stati per nulla scalfiti dal peso di tante primavere sulle spalle. Se ci siamo ritrovati ancora vuol dire che crediamo fedelmente in queste iniziative molto speciali, che sanno di antico, invece sono sempre attuali e sprigionano il profumo dell’amicizia.

Allora eravamo chiusi nel grande recinto che era la fabbrica; ci consideravamo componenti della stessa famiglia; eravamo come fratelli, figli della stessa genitrice, mamma GTE. Un pezzo della nostra storia è stato presente alla gita per rimembrare come eravamo e come siamo adesso. Con onestà di pensiero, posso dire che tutti abbiamo onorato la nostra parte; tanti piccoli contributi hanno reso grande un’azienda, invidiata nel mondo per l’eccellenza dei prodotti di qualità e per l’alta tecnologia.

Ognuno di noi si porta per sempre nel cuore la simpatia, l’amicizia, l’affetto e la stima di tanti colleghi con cui ha condiviso un periodo bello della sua esistenza. In questa giornata particolare ci si è guardati l’un l’altro, facendo, in alcuni casi, un grande sforzo mentale per ricordare nome e cognome delle persone riviste ed il luogo specifico dell’azienda dove lavoravano. Vengono alla memoria nomignoli strani quali: la Piscina, Fort Apache, il Lazzaretto, il Morteo, il Building, la Camera Gialla, la Camera Bianca, il Bunker, il Capannone, il Motta, il Molgora, il Pagani… luoghi particolari della ditta per definire l’allocazione precisa di determinati reparti, direzioni o magazzini.

L’ALA chiama e noi rispondiamo all’appello con slancio e partecipazione sentita per dimostrare tutto l’affetto a coloro che lavorano dietro le quinte, mettendo a disposizione della nostra comunità tempo e pazienza; non esiste bilancia per pesare le loro virtù. La gita è un momento indimenticabile che porteremo con noi nel cuore; la collocheremo insieme alle altre che l’hanno preceduta. I più sensibili, e direi la maggior parte del gruppo, si lasciano con un pizzico di magone per il distacco, che per tanti vuol dire un anno intero. In compenso, si portano via la contentezza di aver rivisto vecchi amici e compagni di lavoro, che sono dislocati su un vasto territorio, senza possibilità diretta di rivedersi.

Mangiare in silenzio nel luogo del convegno è sempre un’impresa immane: il frastuono infernale del sottofondo è il segno che tutti parlano contemporaneamente per raccontarsi ciò che è successo in un anno o per ricordare personaggi, scenette, aneddoti ed episodi che hanno allietato le loro giornate. Le risate e la spensieratezza fanno da cornice a questo quadro idilliaco che si appende nella memoria di ognuno.

Vi confesso che il lavoro è stato un divertimento; si lavorava a misura d’uomo senza lo stress attuale; la cosa più importante era la sicurezza di prendere lo stipendio a fine mese e di guardare sempre avanti fiduciosi al futuro.

Tanti di noi hanno visitato Parma altre volte autonomamente; stavolta, invece, è stato un evento speciale, perché speciale è stato lo spirito che ci ha accompagnato per l’intera giornata. Le chiese, le piazze, i palazzi sanno di un mondo antico che non muore mai perché è legato all’arte e alla storia; quei momenti della visita culturale, che ci han visto ancora una volta insieme, hanno il sapore dell’amicizia che non tramonta mai. Non si possono buttare in un secchio come spazzatura anni di lavoro vissuti gomito a gomito a soffrire quando i risultati non si raggiungevano in tempo ragionevole e ad esultare ad obiettivo raggiunto. Nessuno sputava nel piatto dove mangiava: era il segno che se andava bene l’azienda si andava bene tutti. Potevo scrivere passo, passo il diario della giornata; ho preferito invece rinfrescare la memoria per fare un tuffo in quel lasso di tempo che ci ha visti attori e registi della stessa scena: la nostra attività lavorativa giovanile!

Buona vita!                        Carmine Scavello