01 Novembre  2017  - Riceviamo dal nostro socio Carmine Scavello :

Cari destinatari,

in questo giorno speciale la Chiesa festeggia tutti i Santi, compresi quelli non menzionati nel calendario liturgico. Pertanto, auguro a tutti gli amici Buon Onomastico. Come uomo comune che vive la sua vita normale con tutti i pregi e i difetti umani, mi accingo a scrivere la presente lettera aperta per parlare di santità, un concetto che a tanti di noi può sembrare una cosa astratta e difficile da mettere in pratica se non si cambia stile di vita e modo di pensare, di ragionare e di agire. Il Santo si spoglia simbolicamente degli abiti civili e indossa quelli religiosi e comincia un percorso di vita integerrima e immune dai peccati terreni. Mi cimento in questa impresa con l’umiltà di scrittore e di osservatore della vita; non voglio dare insegnamenti profondi di cui non sono in grado di comprendere e di divulgare. E’ buona norma osservare, analizzare e comprendere il mondo che gravita intorno noi e cercare di separare il bene dal male; poi, agire da persona corretta e rispettosa del prossimo e della casa comune che ci dà ospitalità. Da ragazzo mi hanno insegnato che per concetto di moralità non si intende eseguire necessariamente cose straordinarie, ma svolgere straordinariamente bene e con amore le cosiddette azioni ordinarie. Il saggio insegna di non rimandare a domani a compiere le opere di bene che si possono compiere oggi, perché domani è un altro giorno e non ci sarebbe più tempo o perché le situazioni son cambiate. La logica mi dice di cominciare a fare prima ciò che è necessario; poi, a fare ciò che possibile fare; infine attrezzarsi e ingegnarsi a provare a fare le cose difficili. A volte, avvengono piccoli miracoli che meravigliano noi stessi; riusciamo ad arrivare dove era impensabile arrivare; la fede, la costanza e la speranza ci danno la forza nei propri mezzi di superare pure le difficoltà più impegnative della vita. In quei momenti pensiamo che non siamo soli e che c’è al nostro fianco il nostro Santo Protettore. Mi hanno posto una domanda insolita e difficile: qual è la differenza tra l’uomo invidioso e il Santo Protettore? Dopo attenta riflessione è scaturita la seguente risposta. L’uomo invidioso vuole salire sempre più in alto per scalare le vette delle classi sociali; il santo, invece, vuole scendere sempre più in basso per essere più vicino agli umili e agli indifesi. In conclusione le cose si invertono: l’invidioso scende sempre e il Santo sale sempre. Anni fa un cabarettista disse allegoricamente una sacrosanta verità: i Santi sono comuni mortali che hanno fatto carriera solo dopo la loro morte. Infatti, per il riconoscimento di santità c’è dietro un lungo processo di beatificazione dimostrata da fatti concreti e miracoli. Io dico in tutta sincerità che non sono perfetto e non sono immune da difetti. Non ho la pretesa di rincorrere la santità che non appartiene al mio modo di fare; cerco di vivere la normalità stando in pace con me stesso e col mondo.

Buona vita da Carmine Scavello

19 Giugno 2017  - Riceviamo dalla nostra Socia Carmela (Lina) D’Elia :

Invio un mio ricordo dell’ Ingegnere Francesco Francese recentemente scomparso.

Con tristezza ho appreso della sua scomparsa a funerali avvenuti.

Per anni ci siamo scambiati notizie ed auguri con biglietti di Natale, era restio ad usare il PC con la posta elettronica, ed anche il telefono cellulare in particolare.

Lo scorso Natale per lo scambio di auguri non mi è arrivato nulla da parte sua, essendo io ottimista, ho pensato all’ennesimo ritardo per un disguido postale, poi, esattamente il giorno dopo il suo funerale, ho ricevuto una telefonata da sua moglie, che m’informava della scomparsa del marito e nel fare ordine fra le sue lettere, l’ing. Francese aveva abbozzato un biglietto di auguri di Natale da inviarmi ma la malattia gli ha impedito di fare.

Che dire? Tanti sono i ricordi che ho del caro ingegner Francese, ne cito uno per tutti:

lo incontrai la prima volta nel dicembre del 1975, dopo un breve colloquio avvenuto col Signor Giamberardino per essere assunta in GTE, nella sede dell’ufficio personale di Cassina de’ Pecchi.

Fui accompagnata dalla guardia Signora Ivana Cavallari nell’ufficio dell’ingegner F. Francese responsabile anche del Laboratorio Tecnologie Avanzate.

Era un giorno particolarmente movimentato fuori dal suo ufficio, perché una parte del Laboratorio era rimasta nel capannone staccato dal nucleo centrale della fabbrica, (per tutti il Lazzaretto) macchinari e tecnici controllavano il trasloco del reparto film sottile del laboratorio, il reparto film spesso era già stato spostato ed era attivo nella sua nuova collocazione.

In più, vi era un movimento di personale che era lì per salutare un tecnico del Laboratorio che lasciava l’Azienda per un’aspettativa sindacale.

Quando l’ingegner Francese mi vide fu molto affabile, mi spiegò il motivo di tutta quella confusione, e poi mi disse: “Signorina, noi qui facciamo film”

Io pensai: accipicchia, ma dove sono capitata?

Poi nel tempo, conoscendolo meglio, capii che era il suo modo di fare trabocchetti e vedere la reazione di chi aveva di fronte.

Non mi persi d’animo e gli dissi che non capivo a cosa lui si riferisse, ma gli dissi che io amavo molto il Cinema.

Scherzando mi spiegò brevemente la tecnologia del film spesso e mi accompagnò nel Laboratorio che eseguiva questa tecnologia, mi mostrò i forni per la sinterizzazione dei circuiti, la macchina serigrafica e quello che riguardava la costruzione dei circuiti.

Fu professionale e leggero e mi mise a mio agio.Un mese dopo ero assunta in quel Laboratorio e ci rimasi fino alla sua dismissione.

Sono grata di averlo incontrato, professionalmente e umanamente mi ha arricchito.

Negli anni ci siamo sempre confrontati e rispettati, anche se in Azienda avevamo ruoli tanto diversi: lui Dirigente Aziendale ed io, operaia e militante sindacale.

Lo ricorderò con stima e affetto e ovunque, sia riposi in pace.

Cordialmente.

D’Elia  Carmela (Lina).

 

12 Aprile 2017  - Riceviamo dal nostro Socio Carmine Scavello :

Buona Pasqua a tutti, lettori e non.

Anni addietro il giorno dell’Epifania si facevano gli auguri di Buona Pasqua; tanti non ne capivano il motivo, ma non si tiravano indietro perché era una buona usanza augurale; non si voleva fare la figura del diverso. Allora durante la messa dell’’Epifania veniva annunciato ufficialmente il giorno che sarebbe caduta la Pasqua in quel determinato anno solare. Inoltre in quella festività si comunicava ai fedeli che Gesù si manifestava agli uomini. Il parroco della mia infanzia chiamava l’Epifania Pasqua di Natale. Nessuno lo contestava per questa affermazione, che mi risulti, per cui le sue parole erano condivise. Nel giorno di Pasqua è usanza consolidata mangiare l’agnello; si tramanda tale tradizione in ricordo del pranzo degli Ebrei, terra d’origine dei familiari di Gesù. La vera ragione si allaccia al concetto dell’innocenza: l’agnello è visto come il simbolo di colui che è senza peccato. La Pasqua è preceduta dalla Quaresima. In tale periodo ci è stato detto che era bandito mangiare uova, per chi credeva in tale ammonimento. I nonni dicevano che bastava fare il segno della croce per cancellare il peccato e mangiarli ugualmente per non morire di fame. Le uova comparivano d’incanto sulla tavola a Pasqua allo stato naturale o trasformati. Sia il Natale che la Pasqua erano e sono considerate le feste del trionfo della vita; nel primo caso è la nascita di Gesù Bambino nella grotta; poi, simboleggiata con il presepe. Pasqua celebra la Resurrezione; in pratica Gesù è come se nascesse di nuovo e tornerebbe a vivere per poi salire nel luogo celeste da cui è venuto. L’uovo simboleggia la vita; infatti ogni essere vivente del regno animale, compreso l’uomo, nasce da un uovo. E’ proprio in quell’uovo fecondo che si forma la vita. Non posso non citare la colomba. A Pasqua rappresenta il dolce della tradizione; non è un caso di contaminazione in quanto in essa si materializza lo Spirito Santo. Il giorno di Pasqua c’erano tante usanze per dare maggior valore alla festività. A tale proposito si dice che anni addietro nella provincia di Salerno i figli, nel giorno di Pasqua, baciavano i piedi al padre per chiedergli perdono per le loro disubbidienze; che in Versilia le donne dei pescatori baciavano la sabbia come gesto di ringraziamento; in Romagna si accendevano dei fuochi come atto purificatore. Ci sono riti cruenti non ancora dimenticati; uno di questi è quello dei Battenti o Vattienti. In alcune zone d’Italia meridionale, nella settimana santa tra giovedì e sabato, alcuni fedeli penitenti organizzati in gruppi si flagellano le gambe e altre parti del corpo con oggetti contundenti fino a far uscire il sangue; poi, vanno in giro per le strade del paese o a trovare gli amici a mostrare le ferite e il sangue che cola. Non è autopunizione bensì partecipazione alla sofferenza di Gesù. Pasqua è il simbolo del rinnovamento, della gioia e della speranza. Auguro a tutti che non ci sia un uovo talmente grande che possa contenervi, perché la vostra presenza è già una grande sorpresa. L’autore Carmine Scavello

 

21 Novembre 2015  - Riceviamo dal nostro Socio Carmine Scavello un commento sulla gita a Vicenza :

Carissimi/e,

pure stavolta l’Associazione Lavoratori Seniores d’Azienda – A.L.A. ci ha portato a visitare, conoscere ed ammirare un’altra città d’arte di notevole importanza architettonica e culturale: Vicenza. Dal 1994 è considerata con tutti gli onori patrimonio dell’Unesco, anche per merito delle ville palladiane. Questo riconoscimento le è dovuto per i suoi tesori di inestimabile valore artistico. Quasi tutti conosciamo i capolavori immortali dei grandi Maestri che qui hanno operato: i Tiepolo, padre e figlio, e Palladio. A Vicenza la loro arte è di casa per dare lustro all’Umanità della loro riconosciuta creatività e bravura. Se pensiamo a Vicenza, pensiamo anche a loro per associazione di idee. Se alziamo gli occhi vediamo l’imponente santuario di Monte Berico dedicato alla Madonna che apparve in miracolo in quel luogo benedetto ad una popolana per ben due volte. Fu grande all’inizio lo scetticismo sull’apparizione; la donna fu considerata una visionaria. Poi la miracolata fu creduta e fu costruita una piccola cappella devota sul cucuzzolo. La gente accorse numerosa e convinta del miracolo finché le autorità ecclesiastiche permisero la costruzione del santuario, che vediamo oggi in tutta la sua grandezza e splendore. Dall’alto della collina, sebbene sia chiamata Monte Berico, la Madonna veglia su Vicenza e sulla sua gente: da lassù il panorama è mozzafiato! Villa Valmarana Ai Nani ci ha affascinato con gli affreschi dei Tiepolo; le loro opere si sono salvate dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale grazie alla sagacia degli esperti in conservazione di capolavori. Su un muro di cinta della medesima erano bene in vista tante statue di nani. La guida turistica ci ha raccontato un fatto che sa di leggenda. Vi abitava, isolata dal mondo esterno, una ragazza nana, congiunta dei proprietari, circondata da altri nani per farle vivere e credere la sua normalità. Un giorno ella riuscì a mettersi in contatto col mondo esterno; vide un giovane alto e bello e se ne innamorò. Capì che la differenza fisica tra di loro era abissale e si tolse la vita, lanciandosi da una finestra. Ogni guida turistica non può fare a meno di citare il vecchio detto cucito addosso ai Vicentini, che sono chiamati mangiagatti secondo la seguente storiella o leggenda. Vicenza era invasa dai topi, che distruggevano ogni cosa commestibile, senza venirne a capo. Chiesero aiuto a Venezia che mandò in soccorso un branco di gatti. I felini assolsero il compito e nel contempo aumentarono di peso e divennero pasciuti tanto da essere appetibili. Il Doge in visita a Vicenza fu invitato a pranzo. Davanti ad un piatto succulento disse: è molto squisito questo coniglio! Un buontempone lo fermò e gli rispose che nel piatto c’era uno di quei gatti avuti in prestito e mai restituiti. A proposito di Palladio, mi ha incuriosito ogni volta la visione della Casa Bianca e del Campidoglio a Washington; c’era un qualcosa che mi sapeva di italianità. La guida mi ha dato conferma di essere opere neopalladiane. Se mi chiedeste di ritornare a Vicenza, vi risponderei di sì; in tal caso mi viene spontaneo ringraziare Tina ed Angelo per la loro scelta azzeccata. Finora non hanno mai sbagliato una meta turistica. Si considerano principianti e l’umiltà è la loro forza vincente. Bravi!

Buona vita ai lettori

Dallo scrittore, amico e collega Carmine Scavello

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03 Ottobre 2015  - Riceviamo dal nostro Socio Carmine Scavello un commento sul convegno a Verona:

Carissimi amici,
ho visitato in passato la città di Verona in più circostanze; però, credetemi, questa volta il contesto è diverso perché è cambiato lo spirito con cui l’evento si è ripetuto. Essere in centinaia non è come essere in quattro gatti! Va sottolineato il fatto che organizzare un incontro di tale eccezionale portata richiede un grande sforzo preparatorio. Immagino con un po’ di fantasia i preparativi di un matrimonio. Bisogna muoversi con molto anticipo per cercare un ristorante per centinaia di persone; preparare i tavoli; stilare gli elenchi dei partecipanti; organizzare gli interventi; affidare i compiti precisi perché ogni cosa funzioni a dovere. Vedere cinque autobus che si muovono in processione con un carico umano eccezionale alla fine riempie di gioia chi crede fermamente nell’aggregazione! Cosa spinge gli ex colleghi a rispondere all’appello degli organizzatori? Sicuramente è la voglia di rivedersi dopo un anno intero per raccontarsi le cose accadute sotto lo scorrere perpetuo del tempo. L’occasione è ghiotta e farsela sfuggire sarebbe un vero peccato. Io dico con molta umiltà e spontaneità che ogni lasciata è persa; non per altro, i proverbi insegnano. Verona è stata dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO; è una città dalle mille facce e dalle molteplici risorse; vi convivono modernità e antichità. La giuria mondiale ha riconosciuto il valore della sua struttura urbana ed architettonica per essere tutelato a tutto vantaggio dei posteri. I concetti di modernità e di antichità si fondono per offrire al visitatore la lungimiranza sulla fugacità del tempo e sulla caducità delle cose: rimane però intatto lo spirito di coloro che hanno fatto la storia di questa città unica al mondo. Il mito di Romeo e Giulietta non tramonta mai! Manda il messaggio che l’amore è più forte della vita stessa. Contrastare un amore è una mancanza di libertà e di civiltà, riconosciute dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani; anteporre problemi economici, politici e di classe all’amore vero, sano e passionale di due giovani amanti è un’offesa al genere umano. La casa di Giulietta ricorda al mondo intero che simili offese al sentimento primordiale non debbano mai più accadere. Mi viene in mente una frase curiosa che, durante una visita guidata alla città, la buttò lì una guida turistica di buon’umore: Verona è conosciuta come la città senza case! La domanda nacque spontanea: come sarebbe a dire senza case? La donna con un sorriso compiacente e campanilistico rispose che il centro storico è ricoperto solo da hotel, antichi palazzi storici, ruderi romani e monumenti artistici. Provate a contarli se ne siete capaci: ne perdereste subito il conto; io stessa ci ho rinunciato e lo dico con umiltà; sarei superba se ammettessi di conoscerli tutti uno per uno. Dopo questa giornata fantastica ci rimarrà il ricordo di aver rivisto tante facce amiche a cui siamo legati da eterna e sincera amicizia, sentendo nominare solamente il suono del nome Verona.

Un abbraccio a tutti i lettori dallo scrittore Carmine Scavello

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30 luglio 2015 - Carmine Scavello ci scrive una lettera a ricordo del dott. Giovanni Fattore:

Carissimi familiari, amici e conoscenti del dott. Giovanni Fattore,

Valuto una cosa buona e giusta il mio gesto libero e spontaneo di dedicare un dolce e caloroso pensiero al caro e indimenticabile amico Giovanni, ora che la luce ha calato il sipario sull’ultimo atto del suo intenso vissuto. Egli ci ha lasciati in punta di piedi, per non far rumore, per intraprendere un lungo viaggio che lo condurrà lontano nel mondo dei giusti e dei beati. Io dico con umiltà che le care persone, che hanno lasciato un segno indelebile e ammirevole del loro passaggio terreno, continueranno a vivere nel ricordo perenne di chi resta.

Ci sarà sempre qualche episodio che richiamerà la sua memoria. A me personalmente basterà guardare solamente la copertina del mio terzo libro, ambientato in GTE/Siemens, per ricordarmi l’episodio curioso e divertente che ha coinvolto Giovanni, sotto forma di scherzo goliardico. In qualità di uomo di spirito e di compagnia si fece una sana risata e convenne che lo scherzo fosse stato bene organizzato e veramente divertente. Racconto questo piccolo episodio per mettere in risalto il buon clima di convivenza che egli creava intorno a lui; da buon responsabile di sezione cercò sempre l’armonia del gruppo. Intorno a lui si respirava un buon clima di amicizia e di collaborazione. Conosceva la Storia dell’umanità e noi restavamo a bocca aperta a sentirlo parlare con cognizione di causa. Ripeteva spesso che fin quando ignorava certe materie e nozioni aveva sempre lo stimolo di imparare; ricordo una sua frase che ho memorizzato e l’ho adottata: più so, meno so! La sete del sapere lo portava ad approfondire ogni argomento. D’ora in poi, se vogliamo vedere Giovanni, basta alzare gli occhi al cielo e cercare la stella più lucente: quella è la sua che brilla per noi che dirci che ci guarda dall’alto per dispensarci serenità; ne aveva talmente tanta che buona parte di essa se l’è portata con sé nel suo bagaglio delle cose più care per farla cadere sotto forma di pioggia ed irrorarci della sua bontà. Chi ha conosciuto Giovanni conserva di lui un ricordo bellissimo: un uomo così buono e virtuoso non si incontra tutti i giorni. Una persona così speciale, e alquanto perfetto, e di qualità umane, intellettive e spirituali superiori non poteva non lavorare che per il Servizio Qualità. Il suo bagaglio culturale spaziava a 360° nel campo del sapere umanistico e scientifico; non esisteva argomento che lui non conoscesse! Parlare con lui l’ho sempre considerato un arricchimento culturale. Non lo ricordo mai arrabbiato; con un sorriso cancellava ogni diatriba. Potrei pensare che controllasse il suo istinto di reazione, invece dico con lume di ragione che dava la giusta importanza a ogni evento che coinvolgeva la sua vita, sia privata che professionale. Soppesava le situazioni, anche le più critiche, e cercava la soluzione più breve ai problemi; ci riusciva perché era volitivo e concreto. Non vorrei sbagliarmi se dicessi che fosse ricco di fede; l’intuii quando parlava di sacralità con semplicità, naturalezza e libertà di pensiero. Dire solo grazie a Giovanni per i bei messaggi che ci ha lasciato è riduttivo: vorrei dire a tutti coloro che l’hanno amato che il suo amore superava il loro in quantità e qualità. Che il Signore accolga la sua anima e gli dia la vita eterna: lo merita sia come uomo che come amico. Concludo la missiva con l’auspicio fraterno che la Pace irrori la sua anima pia Carmine Scavello ( carminescavello@yahoo.it; 02 9230967; 349 2980359)

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15 Maggio 2915 Riceviamo dal nostro Socio Carmine Scavello :

Carmine Scavello, in veste di autore, annuncia che a maggio 2015 ha pubblicato il suo terzo libro LAFABBRICA DEI RICORDI: piccole storie di straordinaria umanità industriale”Ogni opera letteraria è una creatura per chi la pensa e la scrive. L’opera in questione, formata da tanti racconti indipendenti; è un testo allegro, divertente, umoristico, allegorico, goliardico e riflessivo, quanto basta. Potrei dire che il contenuto rispecchia vagamente, a grandi linee, il mondo ilare e fantasioso di Fantozzi e Pierino. I personaggi, le storie, gli scherzi ed i fatti raccontati sono, invece, veri e riflettono la realtà di un’epoca assai vicina a chi scrive e a chi legge. Il libro rappresenta la biografia di una comunità aziendale, simile a tante, raccontata con ironia e spontanea riflessione in cui confluiscono ricordi, fatti, aneddoti, emozioni e volti. Una somma di piccole storie capaci, però, di dare un contributo alla Storia e alla Memoria. Costume, Società e modo di pensare, descritti senza cattiveria o presa in giro, riproducono fedelmente il modo di vivere di persone che convivevano ed agivano a stretto contatto e condividevano gli stessi spazi e gli stessi problemi esistenziali.

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24 Dicenbre 2014 Riceviamo dal nostro Socio Carmine Scavello un commento sull Natale:

scavelloUna stella a Natale

Osservo sereno una Stella brillare lassù,
ove dimora perpetua l’anima dei giusti;
qui neanche tra gli ulivi c’è pace quaggiù
e troppi deboli piegano in avanti i busti.

Nonostante gli appelli non tace il cannone,

il mondo è fiducioso soprattutto a Natale;

vorrebbe il drappo della pace sul pennone

ed il trionfo del bene finalmente sul male.

Tra il povero ed il ricco aumenta la distanza,

chi potrebbe operare tende a voltare la faccia.

Si sfalda piano piano il vincolo di fratellanza

e si restituisce con rancore pane per focaccia.

Il Natale riesce a risvegliare le coscienze,

fa comprendere che il mondo così non va;

ci enuncia di appianare tutte le divergenze

e che si crea più posto spostandoci più in là.

Fino a quando l’orgoglio prevale sull’umiltà,

nessuno ci prova a compiere il primo passo;

si oscura pertanto la Luce che illumina la bontà

e l’indice dei buoni sentimenti punta al ribasso.

C’è un tempo per perdonare e mai per odiare,

spesso viene ignorata la parola del vangelo;

a Natale, però, è sempre il tempo per amare;

quando mancano i buoni contatti cresce il gelo.

E’ duro per chi soffre cercare un solido appiglio,

specialmente se prevale il sentimento di sfiducia;

c’è chi vive in miseria e ha per casa un giaciglio

e si illude appena che gli strappi egli ricucia.

Intanto la Stella Cometa illumina il sentiero

e come una freccia indica la giusta direzione;

Dio vede e provvede e ci rende l’animo leggero

e riesce ad accendere la più spenta passione.

Bisogna sempre confidare sulla nostra buona Stella,

anche se si ritiene che il mondo giri al contrario;

quando men te l’aspetti arriva una buona novella,

la speranza non esamina i giorni del calendario.

Buon Natale

Carmine Scavello – via Don Sturzo 10/C – Cernusco Sul Naviglio – MI

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18 novembre 2014 ,Gita a Roma per l’udienza col Santo Padre , Carmine Scavello:

 Carissimi amici,

mi colpì pochi anni fa la frase che pronunciò una guida turistica: tra non molto ritornerete a rivisitare Roma; non bastano pochi giorni per vedere ed apprezzare le sue bellezze e i suoi capolavori eterni. La stessa frase l’ha pronunciata Rosa Cavallaro, la guida della gita in questione. La guida di allora aveva proprio ragione; se siamo ancora qui in gita e perché non si finisce mai di conoscere fino in fondo una città immortale così artistica, storica e completa. Roma affascina con tutte le sue bellezze archeologiche e moderne e le opere d’arte che fanno dell’arredo urbano il luogo più turistico e più visitato del mondo. Il soggiorno a Roma è stato una corsa contro il tempo: in tre giorni si vedono poche opere d’arte; comunque si gettano le basi per rivedere in un secondo tempo le stesse cose e con più calma. Leggendo il titolo, lo scopo della gita è stata l’udienza col Santo Padre; il resto è stato un fantastico e piacevole riempitivo. L’incontro col papa è sempre un’emozione che rimane scolpita per sempre nella memoria. Vedere la piazza San Pietro piena di fedeli provenienti da ogni parte del mondo ci dice che c’è urgenza di pace e grande bisogno d’amore e di giustizia sociale. Il Santo Padre nel suo sermone ha ripreso più volte tali temi condivisi; dall’alto della Sua sapienza ha invitato alla fratellanza e alla giustizia nel pianeta e a una condotta di vita morale e spirituale nel segno della concordia. Tutti i presenti hanno voluto vederlo da molto vicino e immortalarlo in una fotografia per conservare il ricordo di quel giorno. Voglio spendere qualche parola sui partecipanti; tutti sono stati interessati e concentrati ad ascoltare la guida. Ci conosciamo quasi tutti; almeno il cinquanta per cento è formato da ex colleghi; ritrovarci è sempre un momento emotivo e gioioso per ricordare i vecchi tempi. E’ vero siamo cambiati nel fisico, ma nello spirito siamo rimasti i ragazzi simpatici di sempre. Ci siamo sentiti in buone mani, quelle accoglienti di Tina e di Angelo. Entrambi hanno dato un senso di sicurezza come capi gruppo; devo dire doverosamente che Tina durante il viaggio in pullman ci ha viziati: è passata una volta con le caramelle alla frutta, un’altra con quelle alla liquirizia, un’altra con un pezzetto di torta, altre due volte con i biscottini danesi. Sono stati molto attenti che tutto si svolgesse nei programmi stabiliti. Li ringrazio anche per il pasto del ritorno a base di pizzette e panini. E’ stata molto interessante la visita di Roma di notte in autobus accompagnati dalla guida Rosa. Abbiamo visto di corsa quartieri fuori dai circuiti turistici; la guida per dovere di cronaca ci ha spiegato le cose belle e quelle brutte di Roma. Se dovessi fare una classifica dei luoghi più belli visitati, a parte i più importanti in assoluto, mi troverei in difficoltà. Ogni monumento, ogni chiesa, ogni statua ha una propria storia ed è unica nel suo genere. All’uscita dell’albergo, appena salito sul pullman, ho visto la fiancata di una Smart con la scritta “Ciao Roma”: è stato un segno premonitore per dirci ritornate presto! A parte un paio di persone che hanno visitato Roma per la prima volta, gli altri ne erano turisti veterani.

 Carmine Scavellovia Don Sturzo,10/C – Cernusco Sul Naviglio

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05 ottobre 2014 Riceviamo dal nostro Socio Carmine Scavello un commento sul convegno 2014  di Mantova  :

Carissimi/e,

lasciatemi esprimere il mio libero pensiero che ritrovare il gruppo ogni volta rappresenta un momento di gioia che non ha prezzo. Quando vivevamo in fabbrica, gomito a gomito non c’era quest’esigenza in quanto ci vedevamo spesso e la vita scorreva lentamente ed inesorabile. Ognuno si dedicava alla propria attività lavorativa come se fosse stato su un ramo di un grande albero, paragonabile all’azienda. Le occasioni di incrociarci erano abbastanza frequenti in quanto le portinerie, la mensa, i larghi e lunghi corridoi e i punti ristoro erano comuni e molto frequentati durante le pause di lavoro. All’entrata ci sparpagliavamo come tante formichine e ci impegnavamo affinché il reparto imballaggio fosse stato sempre rifornito di apparati, pronti a seguire lontane destinazioni nelle varie parti del mondo. In quegli apparati c’era tutto il nostro orgoglio di fabbricanti di prodotti tecnologici altamente qualificati: ognuno di noi, nel suo piccolo e nelle sue funzioni competenti, contribuiva al successo commerciale del nostro rinomato marchio. Andare a festeggiare la nostra annuale rimpatriata a Mantova, o in un’altra città, ha poca importanza rispetto allo spirito vitale che ci accomuna. Tutto diventa un corollario in confronto al centro dell’iniziativa, che rappresenta il motivo primario di incontrarci.Dobbiamo ringraziare vivamente il gruppo organizzatore per l’immane lavoro che esige la realizzazione di un evento di così grande portata. Il consiglio sceglie ogni anno una meta diversa per soddisfare la nostra sete di curiosità e di cultura. Dico volutamente ben poco sui luoghi visitati perché ognuno, per suo conto, si può documentare sul sito prescelto. Sostengo a titolo personale che se l’ALA decidesse di rifare il prossimo anno il convegno a Mantova ci ritornerei di corsa. Intanto si potrebbero scegliere gli altri due itinerari sui tre non scelti quest’anno. Sarebbe, comunque, una situazione diversa ogni volta per il fatto che le circostanze sarebbero differenti a cominciare dal discorso, dal menu selezionato, dalla compagnia del tavolo e, non ultimo, dallo spirito del momento. Faccio volutamente quest’affermazione provocatoria per mandare il messaggio preciso di mettere al primo posto l’opportunità offertaci dall’ALA di farci incontrare.Tutto il resto è cornice, il quadro è il nostro incontro. Ho sentito casualmente lamentele, poche per fortuna, sul cibo e sul posto. Io quelle persone le metterei al posto dell’ALA ad organizzare una così bella giornata e poi starei a vedere il loro risultato. A criticare siamo buoni tutti, a fare sono buoni solo pochi! E’ un peccato mortale parlare male di chi ci mette la faccia e l’anima perché tutto fili liscio e alla perfezione. Bisogna premiare la buona volontà di chi sta dietro le quinte col loro invisibile lavoro: non sono operatori turistici, bensì sono solo degli onesti, attenti, bravi e scrupolosi volontari che mettono a disposizione degli altri tempo prezioso ed energie vitali. Secondo me quella gente criticona non si domanda quanto tempo e impegno ci vogliono a tenere i contatti con tutti gli iscritti, a prenotare ristoranti, autobus e scegliere la giornata giusta. Dico: Signore perdona quelle persone incontentabili; mentre tutti in coro dovremmo urlare con tutto il fiato che abbiamo in corpo: ALA, grazie di esistere!

Un abbraccio caloroso a tutti dal vostro amico Carmine Scavello

 

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31 Marzo 2014 - Riceviamo dal nostro Socio Carmine Scavello il seguente scritto :

Gita al Castello di Govone e Alba del 30 marzo 2014

Carissimi soci/e dell’ALA (e aggregati),

non mi stancherò mai di lodare l’impegno di Tina Marcantonio e Angelo Allevi nell’organizzare gite dall’esito scontato. Anche stavolta, tutto è filato liscio come l’olio: nessun intoppo o imprevisto hanno ostacolato il loro magnifico operato. Devo ringraziarli soprattutto per le scelte originali dei luoghi da visitare e per i ristorantini accoglienti dal menu che incontra i gusti della maggior parte dei partecipanti. Il castello è l’attrattiva principale di Govone. Se l’Unesco l’ha dichiarato patrimonio dell’umanità, concordo con questa scelta azzeccata che fa onore a tutto il popolo italiano e al suo vasto patrimonio. Dire che tutti i castelli si somigliano, non mi trova d’accordo: ognuno ha delle caratteristiche che lo contraddistinguono dai loro simili, si fa per dire. Ci aspettavamo una fioritura abbondante di tulipani, di origine persiane, tale da coprire di rosso tutta l’area piantumata con tali bulbi; invece le condizioni climatiche del periodo precedente ne hanno ritardato la crescita. Ad ogni modo qualche esemplare fiorito qua e là ha reso l’idea della bellezza straordinaria della loro corolla vermiglia. Il castello conserva poco dell’originale ricchezza artistica; alla base dello spoglio ci sono come sempre fattori economici. Il tempo e l’incuria umana hanno fatto il resto: una macchia diventa una chiazza, un foro diventa una voragine. Adibire i locali a scuole statali o a uffici pubblici senza un controllo ferreo e un’educazione mirata ha fatto sì che volontariamente o involontariamente si fossero arrecati danni agli arredi e alle pareti, che conservano un patrimonio inestimabile. I ragazzi, da che mondo è mondo, scrivono sempre sui muri! Sono rimasto colpito dalla prospettiva degli  affreschi angolari di una sala importante; quelli sopra la testa dell’osservatore si vedevano meno estesi di quelli opposti. Magia, no; è solo bravura! Gli affreschi, i quadri e i pochi mobili, comunque, sono degni di essere visitati. La guida ha avuto la brillante idea di  mostrarci con una luce laser i particolari che descriveva, aiutandone la comprensione. Le seti cinesi, che tappezzavano i muri delle stanze destinate a salotti, mi hanno tanto affascinato. Peccato che nessuno si sia preoccupato del loro valore artistico e unico nel suo genere! La finestra rotta e mai riparata ha creato un danno incalcolabile: sarebbero bastati due vetri e poche ore di lavoro di un falegname per evitare tale scempio. Come anche, chi ha trafugato qualche pezzetto di tappezzeria forse l’avrà buttato col tempo nella spazzatura, non conoscendone il reale valore artistico. Mentre ci recavamo al ristorante Bela Vista sono rimasto rapito dal territorio argilloso coltivato a vigneti ordinati e curati. Il culto del vino trova molti aderenti nella popolazione locale, non solo per il reddito quanto per la cultura trasmessa dai loro avi in senso verticale. La visita di Alba ha completato una giornata nata bene e finita nei migliori dei modi. La guida Patrizia è stata brava! La città dalle cento torri mi ha entusiasmato positivamente per i suoi residuati storici. I Romani vi hanno lasciato tracce della loro fiorente civiltà. Le chiese sono di una straordinaria bellezza; sono uniche nella loro costruzione e negli arredi artistici. Alba è famosa per la raccolta dei tartufi. Una fiera a cadenza regolare esalta questi gioielli culinari che fornisce il territorio, insieme ai vini pregiati e alle nocciole. La Ferrero, che fa di Alba la sua sede naturale, porta ricchezza alla popolazione e trasforma le nocciole nella prelibata crema dolciaria Nutella, famosa in tutto il mondo. Qui, sacro e profano si fondono in un intreccio che fa della città un luogo vivibile a misura d’uomo; la verde e fertile campagna circostante la cinge in un abbraccio.       Socio e amico Carmine Scavello

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20 Giugno 2013 - Riceviamo dai nostri Soci Carla e PierGiorgio Merlano il seguente scritto :

APPUNTI DI VIAGGIO del Gran tour del Portogallo dal 1/6 al 7/6/2013

Il primo giugno ci incontriamo al check-in dell’aeroporto di Linate presso i banchi della linea  TAP airlines con gli amici partecipanti provenienti da Cassina de Pecchi; è un incontro piacevole, scambiamo calorosi saluti ed abbracci con amici ed ex colleghi che non vediamo dallo scorso anno in occasione del tour della Sardegna.

Partiamo in perfetto orario, voliamo sopra le nuvole attraverso la Francia e la Spagna.

In prossimità di Lisbona il cielo si rasserena e possiamo ammirare dall’alto la città.

Arrivati in aereo nella città di Porto incontriamo Sara, giovane guida molto preparata che ha saputo farci apprezzare le bellezze del Portogallo illustrandocene la storia dal periodo romano, alle conquiste marinare e coloniali fino ai giorni nostri, che per loro sono particolarmente critici.

Nella città di Porto abbiamo visitato la chiesa sconsacrata di San Francesco, edificio gotico con altari scolpiti in legno ricoperti da centinaia di chili di lamine d’oro.

Nella bella città di Porto, situata sul fiume Douro si è fatta una mini crociera che ci ha consentito di ammirare bellissimi ponti tra i quali quello progettato da Eiffel.

La nazione portoghese è prevalentemente cattolica e ricca di santuari tra i quali abbiamo visitato il Bom Jesus do Monte con le sue celebri scale che formano la Via Crucis; il Convento di Cristo con sette chiostri e la famosa finestra in stile Manuelino, una esuberante architettura decorativa subentrata al gotico e creato in onore del Re Manuel I.

Momenti di intenso raccoglimento sono stati vissuti con la visita al Santuario Mariano di Fatima.

A Lisbona eravamo alloggiati all’albergo Real Parque situato di fronte all’ambasciata vaticana.

La città sorge sulle rive del fiume Tago presso l’estuario nell’oceano Atlantico, qui abbiamo ammirato la Torre di Belem quale simbolo di Lisbona perché unica costruzione sopravvissuta al disastroso terremoto del 1755.

Di fronte a questa Torre abbiamo visitato il Monastero dei Jeronimos iniziato dal re Manuel I per consacrare la scoperta della rotta alle Indie di Vasco de Gama;  questo monastero e’ divenuto successivamente il Pantheon delle famiglie reali portoghesi.

Non va dimenticata la visita a Sintra, grazioso paese sede della residenza estiva dei sovrani portoghesi; interessante è stata anche la visita del palazzo ricco di mobili e di vari arredi del tempo passato.

Siamo stati inoltre a visitare il promontorio Cabo de Roca il punto più occidentale del continente europeo.

Prima di concludere questi appunti non dobbiamo dimenticare l’ospitalità degli ottimi alberghi e ristoranti con i succulenti piatti prevalentemente a base di pesce (baccalà) preparati in tantissimi modi  ed accompagnati da ottimi vini bianchi e “tinti”.

Carla e Pier Giorgio Merlano

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22 Marzo 2013 - Riceviamo dal nostro Socio Carmine Scavello questi due scritti :

Una poesia e un Augurio di Buona Pasqua per tutti noi.

 

Vivere la Pasqua

 Annuncia la Pasqua l’ulivo rigoglioso,

mentre la natura intorno è tutto un rifiorire.

Le campane preparano un concerto gioioso,

la buona novella vogliono a tutti riferire.

 

Sul cornicione un passero sembra triste,

alla mera notizia che un Giusto è morto;

una rondine lo rincuora, perciò desiste,

capisce allora che in cielo ora è risorto.

 

Si scoprono i vasi col grano germogliato,

si toglie dalle statue il greve drappo nero.

Il Verbo è compiuto come annunciato,

si apre il sipario e si svela il mistero.

 

Ritorna nei cuori la gioia dopo la passione,

la sofferenza prese il posto della contentezza.

La vita trionfa e alla morte spunta il falcione;

indica la direzione che porta alla salvezza.

 

La leggerezza dello spirito rende più felici,

si mette alle spalle quel tribolato calvario,

per essere puri si fa pulizia alle radici;

si spinge il carretto sul giusto binario.

 

Chi sente la Pasqua asseconda l’umore;

sa che spesso si condanna un Innocente;

sa che la ragione cede il passo al livore,

quando la condotta diventa indecente.

 

A Pasqua è doveroso brindare alla vita,

la mente dev’essere sgombra da cattivi pensieri.

Si mette un cerotto per nascondere ogni ferita,

si apre la gabbia dei propositi tenuti prigionieri.

 

Buona Pasqua

Carmine Scavello

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Carissimi,

la Pasqua si presenta come un inno alla vita che si prende la rivincita sulla morte. Guardando il crocefisso, quasi ci sentiamo in colpa per aver causato quella passione  assurda e violenta. Se provassimo ad immedesimarci per un attimo, un brivido salirebbe lungo la schiena al pensiero che un Innocente abbia sofferto per noi. Ma era stato scritto nelle Sacre Scritture e quindi doveva compiersi per rispettare il volere del Padre. Sono tre i momenti fondamentali che celebra la Pasqua: la Passione, la Morte e la Resurrezione. Ho assistito in più di un’occasione alla recita dal vivo della passione e nel momento culminante della scena finale sembrava che il cielo si oscurasse all’improvviso. Era un segnale preciso che veniva da lassù per farci riflettere sulla nostra condotta di vita. Eppure la giornata era soleggiata e nulla faceva presagire un cambiamento repentino del tempo! Un tema che faceva riflettere era quello del tradimento. E’ triste accettare il concetto che un discepolo potesse tradire il Maestro per trenta sporchi denari. Tradire la fiducia del Messia è una grande mancanza di rispetto e nel contempo il messaggio che la verità si viene a sapere. Il denaro guadagnato illecitamente brucia nelle mani e viene sperperato con la stessa facilità e velocità con cui è guadagnato. Quanti Giuda vivono introno a noi? Si spera sempre che dai falsi amici ci guardi Dio. I nemici, per quanto siano cattivi e sgraditi, ci danno la forza e la volontà di affrontarli lealmente. La Pasqua ci dà tantissimi spunti di riflessione. Quello che ci porta allegria e spensieratezza è la Resurrezione. Quante volte siamo caduti e poi ci siamo rialzati! Ci è capitato di perdere una battaglia, ma poi abbiamo gioito a vincere la guerra. Per cogliere la rosa spesso ci si punge con la spina; ti accorgi che la gioia del fiore nasconde il dolore procurato dall’aculeo. Ogni volta è come rinascere e ricominciare daccapo con più grinta e più passione. La sofferenza è come quel male che non viene per nuocere, ma per darci il coraggio di guardare in faccia la realtà e far crescere una rosa nel deserto. Quando diciamo che ognuno ha la sua croce intendiamo dire che i problemi non mancano per nessuno; cambia solo il giudizio personale. Un sasso può essere visto come un macigno e lo stesso come un granellino. L’ottimista e il pessimista hanno due angoli di visione differenti. Se guardano lo stesso oggetto con un cannocchiale, da un oculare lo vedono lontanissimo e dall’altro invece vicinissimo, eppure l’oggetto non si è mai mosso! Ciò a grandi linee ci dice che la verità sta sempre nel mezzo. La Pasqua ci mostra la contraddizione della vita e della morte ed entrambe sono superate dalla Resurrezione. I primi due concetti sono di facile interpretazione perché l’uomo ci convive, essendo nomi astratti che assumono significato concreto. La Resurrezione è il miracolo che si compie per dare un senso alla missione di Gesù sulla terra per portare la salvezza dell’uomo dal peccato. Il Suo sangue non è stato versato inutilmente, bensì per la redenzione della vita eterna. La chiesa con la festa della Pasqua festeggia il ciclo finale dell’avventura terrena del Figlio di Dio; è un evento che ci fa vedere Gesù come un Fratello e non come un’entità celestiale. È un Uomo come noi in carne ed ossa che ha sperimentato direttamente tutti i difetti dell’umanità: ha conosciuto la derisione, ha compreso il tradimento, ha toccato con mano la cattiveria, ha subito un ingiusto processo, ha visto in faccia la morte. Poi è risorto!

Buona Pasqua

Carmine Scavello

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18 Dicembre 2012 - Riceviamo dal nostro Socio Carmine Scavello questo scritto :

Gita a Ornavasso, alla vera grotta di Babbo Natale, e alla città di Intra,

del 15 dicembre 2012.

Carissimi……, con la gita odierna la nostra Associazione chiude in bellezza l’annata 2012. Il bilancio è decisamente positivo; d’altronde, non potrebbero esserci dubbi quando la squadra funziona a puntino. Si è scelto Ornavasso per stare nel clima giusto natalizio; questa suggestiva località, situata nella valle bagnata dal fiume Toce, è la sede della “Vera Grotta di Babbo Natale”. E’ ammirevole la creatività umana: sa trasformare una cava di marmo, ormai esaurita, in un’attrazione turistica. Rifacendosi alla tradizione nordica lappone, si è creato un percorso immaginario di Elfi e Twergi, personaggi fantasiosi legati alla tradizione natalizia, nel bosco incantato che conduce alla grotta: un’ampia caverna con un corridoio di circa duecento metri che termina in un’incantevole salone rivestito di marmo rosa dal pavimento alle pareti. Al centro, accoglie i visitatori, muniti di caso giallo, un Babbo Natale in carne ed ossa, con al fianco un Elfo nelle vesti di una ragazza, seduto su un trono. Riceve le letterine con i desideri dei bambini per assecondare la loro innocenza; in cambio dona un oggettino tipico in legno, prodotto nella zona. Per un attimo gli adulti ritornano bambini per farsi fotografare in quella cornice abbellita da grandiose proiezioni architetturali a contenuto natalizio. In quella cava si è estratto per lunghissimi anni il famoso marmo rosa con cui sono stati abbelliti il Duomo di Milano e la Certosa di Pavia. D’ora in poi è un buon motivo pensare al duro lavoro, in condizioni alquante disagiate, di quei lavoratori ogni volta che si entra in uno di dei due luoghi sacri su citati. Chissà che sforzo immane era compiuto per portare alla meta quel tesoro di roccia pregiata! La salita e la discesa sono facilitate dal trenino “Renna Espresso”, che si inerpica come un bruco. Su una terrazza panoramica, capolinea del trenino è situato il santuario della Madonna della Guardia al cui interno è allestito un presepe in movimento di un centinaio di metri quadrati; si pensa sia uno dei più grandi d’Italia. Il paesaggio ornavessese ha offerto vedute incantevoli: cime di montagne innevate di stagliavano in un cielo azzurro e limpido; la natura si è divertita con la roccia a creare strutture pittoresche. Quello stesso scenario si poteva osservare stando seduti al ristorante “Lago delle rose”; qui si è fatta una piacevole sosta gustativa, dopo la passeggiata tra i mercatini di Natale di Ornavasso. Pinocchio di legno era la statuetta più esposta per attirare l’attenzione sulla verità: quei fabbricanti alludono alle bugie che si dicono. Il momento culturale si è completato con la visita alla cittadina di Intra, letteralmente “tra”, terra fra due fiumi. Ebbe grande fortuna economica con l’espansione delle fabbriche tessili di industriali tedeschi che qui potevano sfruttare l‘energia cinetica prodotta dall’acqua convogliata dei due fiumi delimitanti i confini. Non scorreva buon sangue con gli abitanti di Pallanza e non era raro assistere a lanci di pietre tra i contendenti. Intra merita una visita per le sue vie centrali strette e caratteristiche. Peccato che amministratori ottusi negli anni del dopoguerra abbiano distrutto cimeli antichi, come un castello e una casa canonica annessa alla basilica di San Vittore, per far spazio a costruzioni moderne; spesso le banconote funzionano come ottime bende!

Carmine Scavello

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22 Ottobre 2012 - Riceviamo dal nostro Socio Carmine Scavello questo scritto :

Gita al Sacro Monte di Varallo Sesia e Santuario di Oropa 20/10/2012

(Impressioni e arricchimento suscitati dalla magia e sacralità di quei luoghi santi)

Carissimi………, ogni occasione di stare insieme è un momento sano da vivere come socializzazione e di rafforzamento dei vecchi legami che il tempo, a volte, attenua fino a farli sparire; se, poi, oltre alla componente umana c’è pure quella spirituale il connubio vale di più. Non è una regola, ma c’è un detto che dice il sole scalda chi vede. È il caso di questa gita meravigliosa che lascia in ognuno dei partecipanti un ricordo perenne. Visitare da vicino e toccare con mano e con gli occhi le realtà dei luoghi sacri ci fa vedere la fragilità umana, quando non è supportata degnamente da un comportamento ligio ai doveri materiali, spirituali e civili. La cosa che più risalta è quella che i luoghi di preghiera e di pellegrinaggio siano situati in zone dove la bellezza del creato raggiunge l’apice di gradimento e di raccoglimento; generalmente, cielo e terra si toccano per far sentire più vicina la presenza di Dio. Dall’alto tutto ciò che sta in basso appare piccolo; la superbia di chi si crede grande viene vanificata da quella visione mistica di grandezza che è la natura del luogo stesso, scelto a simboleggiare il concetto di purezza di Colui che si eleva. Colpisce la scelta di quella rupe impervia, quasi irraggiungibile, e di quella gola scavata tra le montagne, come nel palmo di una mano. Penso per un attimo alla fatica che faceva il pellegrino a scalare quell’irta salita e poi, una volta arrivato in cima, sentirsi quasi in paradiso. La pace e il silenzio che si respirano in quegli angoli di paradiso terrestre sono unici. Passare di cappella in cappella è come leggere un libro ed ognuna di esse è come un capitolo. La sequenza non è casuale, ma studiata con un ordine cronologico e preciso perché il visitatore possa essere attratto a rivivere la storia della Casa di tutti e dell’umanità. In ogni teca ogni personaggio è rappresentato come un’opera vivente. Pregi e difetti dei protagonisti non sfuggono ad un occhio partecipe; dei veri artisti si sono immedesimati in quello che stavano creando, mettendoci tutto il sentimento che suscita la scena nel complesso. La realtà della vita spesso distrae dai buoni sentimenti; ogni tanto ci vuole una boccata di aria buona per leggere nei nostri cuori. La visita ai due santuari è stata, presumo per la quasi totalità dei presenti, un’autocritica del nostro modo di vivere. Per vedere la bellezza di un quadro o di una scultura, solo per l’arte che rappresenta e non per il sentimento che suscita, sarebbe meglio andare in un museo; in un luogo sacro si entra con un altro approccio. All’ingresso vedo una scritta immaginaria: entrate in pace! La legge solo chi è predisposto all’incontro con Coloro che crede di incontrarVi. In questi ambiti si respira un’aria che sa di pace e di giustizia; i Personaggi Celesti, qui rappresentati, scendono al livello umano, acquistando le stesse sembianze per essere come uno di noi. Su alcuni muri interni dei due santuari sono appesi tanti messaggi di ringraziamento sotto forma di quadri, disegni, cuori d’argento, magliette o altri oggetti personali e comuni; la fede si manifesta anche in questi piccoli gesti d’amore, insignificanti per taluni, ma grandi per chi crede con la convinzione dell’esistenza di un Essere Superiore. La Madonna traspare in ogni scena nella Sua semplicità di mamma di tutti, credenti e non; la Sua bellezza celestiale la leggo in ogni volto di mamma che si fa in quattro per i suoi figli. Mi rimane un mistero, non chiarito, su quel colore nero che dipinge interamente il Suo corpo della statua di Oropa; cambia poco; quel che è più importante, invece, è il messaggio che ci manda di volerci bene come fratelli e figli Suoi.

Carmine Scavello

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01 Novembre 2011 - Riceviamo dal nostro Socio Carmine Scavello questo scritto :

Visita al Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri in Valle Camonica del 29 Ottobre 2011

Questa giornata favolosa è da aggiungere senza esitazioni alle altrettante belle che ci ha proposto il gruppo Ala. Non è facile scegliere una meta e diamo atto ai nostri amici Tina ed Angelo che hanno fatto centro come al solito. Una lezione di storia fa bene allo spirito ed alla conoscenza; due ottime guide ci hanno illustrato con dovizia di particolari un museo all’aria aperta, ben conservato ed architettato per essere osservato su comode passerelle di legno. Il paesaggio circostante era ammirevole: lungo un lastricato principale, che saliva, ogni tanto si aprivano finestre tra le fronde degli alberi sul Pizzo Badile e la Concarena, nonché sul comune di Capo di Ponte, con le sue frazioni, adagiato nella vallata sottostante e rinfrescato dal fiume Oglio. Abbiamo conosciuto il popolo dei Camuni e siamo rimasti affascinati dalla loro appassionante storia. I Camuni, originali e creativi, ci hanno lasciato una testimonianza della civiltà preistorica in Italia mediante affascinanti incisioni rupestri sulla dura roccia. La natura ha offerto loro un ambiente ospitale, creato dal ritiro dei ghiacciai, dove vivere e progredire e delle “lavagne” naturali dove esprimere il loro pensiero. Scene di vita quotidiana ricavate con strumenti rudimentali sono immortalate sulla pietra per lasciare ai posteri un segno della loro presenza sul territorio. E’ da ammirare che i popoli succeduti non hanno distrutto ciò che hanno trovato per non cancellare la memoria, ma hanno aggiunto essi stessi altre immagini significative per continuare la storia. Infatti, accanto ai graffiti più antichi e più rudimentali se ne ammirano altri di fattura più pregevole; col tempo si sono affinate le tecniche di incisione con altri strumenti più efficaci, tipo di metallo o di pietre più dure. Le guide con l’ausilio di un bastone e senza scarpe, per rispetto o per non danneggiare la superficie incisa, indicavano le sequenze riprodotte; in apparenza le figure sembravano disposte là alla rinfusa, ma credo che un nesso logico ci sia stato; nulla nasce per caso e sicuramente quegli artisti comunicavano stati d’animo, speranze e momenti di vita quotidiana. Le loro opere erano alla luce del sole perché tutti potessero ammirarle e rendersi orgogliosi dell’appartenenza. Gli studiosi con tanta pazienza e molta approssimazione hanno capito il messaggio di quegli uomini: sicuramente i Camuni volevano ringraziare le divinità firmando il loro pensiero con un patto incancellabile. Cacciatori e cercatori di cibo, prima, attraverso le loro vicende raccontate sulla roccia, come in un libro aperto, hanno lasciato il segno dell’intelligenza umana che sfrutta le risorse naturali in modo intuitivo e costruttivo. La vita di società ha insegnato a quegli uomini saggi che uniti si vince ed insieme si raggiungono grandi traguardi; la caccia organizzata in gruppo, la coltivazione della terra, l’opportunità di sfruttare meglio le risorse naturali, la difesa del territorio e la socializzazione hanno migliorato la qualità della vita e rafforzato i vincoli di appartenenza. Ho immaginato per un attimo uno sciamano o sacerdote che munito di un rudimentale scalpello scegliesse il posto giusto dove sviluppare la sua creatività. E se fosse stato un lavoro di squadra? Non è escluso, secondo un mio personale parere. Forse il rapporto maestri e discepoli esisteva già allora e presumo che ci sia stato un lavoro di insegnamento più che di manovalanza intesa come servitù. I gitanti ascoltavano a bocca aperta le due guide ed erano fieri di quegli uomini che, pur vivendo in condizioni proibitive, hanno gettato le basi della storia umana. Grazie all’intuizione della comunicazione non verbale tanti fatti vissuti sono arrivati fino a noi nella fedeltà per lasciare una traccia del passaggio delle generazioni passate: quel che è scritto rimane, quel che viene tramandato a voce subisce alterazioni e stravolge la verità delle cose. A fine visita, tutti noi partecipanti abbiamo conservato un ricordo che ci accompagnerà nella memoria. Un autoesame, a volte, ci aiuterà a superare una difficoltà della vita corrente, pensando all’esistenza di quegli uomini primitivi  che si aggrappavano alla fede in un essere superiore ed allo spirito di conservazione della specie. Anche il più scettico si porterà dietro la consapevolezza che arrendersi vuol dire rinunciare alla vita; la civiltà si raggiunge a piccoli passi e questa è la missione del genere umano. Ci sono state e ci saranno cadute, ma ogni volta sulle ceneri è nato e nascerà il fiore della speranza. Se qualche volta ci lamentiamo del superfluo, quegli uomini non avevano neanche il necessario; eppure abbiamo seguito a camminare su quello stesso terreno su cui essi hanno lasciato le loro orme ed indicato il percorso comune dell’umanità fin dalla sua nascita. Apro una piccola parentesi sul pranzo. Non voglio esagerare se affermo che il ristorante “ Cristallo”in località Croce di Salven di Borno è quello che finora ci ha offerto il miglior servizio delle gite giornaliere. Qualità e quantità dei cibi e delle vivande hanno soddisfatto i palati più esigenti; siamo stati trattati veramente bene e la padrona merita i nostri elogi. Chi si lamenta commette peccato! Abbiamo chiuso in bellezza la giornata conciliando il sacro con il profano, con la visita al santuario dell’Annunziata. Nella chiesa con tutti quegli scheletri e teschi si respirava il clima della nostra limitatezza. Mi ha colpito una frase impressa su una targa “polvere sei e polvere diventerai”; invitava ad una vita più parca e regolare nel rispetto divino ed umano. Mi sono, poi, rallegrato alla vista di uno stupendo presepe che rappresentava la Natività in un susseguirsi di luci e di ombre legate al sorgere ed al tramontare del sole in un intreccio di personaggi umili e regali che facevano da contorno alla grotta. Dico con gioia e con libertà di pensiero che la gita mi ha documentato e divertito; inoltre ho potuto salutare vecchi, aggettivo qualificativo non legato all’età ma temporale, colleghi con cui ho condiviso un pezzo della mia vita.

Grazie a tutti

Carmine Scavello

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11 Luglio 2011 – Riceviamo dal nostro Socio Carmine Scavello questo scritto :

Gita al Lago di Como del 2 Luglio 2011

Il tempo ci è stato alleato e ci ha riservato una delle più belle giornate soleggiate, ventilate e fresche dell’anno: la gita è cominciata sotto i migliori auspici. L’organizzazione come al solito è stata perfetta, grazie all’abnegazione, alla simpatia ed alle premure di due collaudati organizzatori, Tina ed Angelo. Como ci ha accolto a braccia aperte ed ha messo a nostra disposizione il suo potenziale turistico e ricettivo. Una bella fanciulla comasca ci ha fatto da cicerone per l’intera giornata, sia a terra che sul piroscafo Concordia, uno dei primi ancora in attività e funzionante con le ruote a vapore. Al suo interno è perfettamente visibile tutto l’apparato motorio ben conservato e lucido, come se il tempo non fosse mai trascorso. La guida ci ha sistemati nel punto migliore di osservazione, ossia a prua, e ci ha deliziato con una spiegazione chiara e precisa sulla storia del lago, sulle ville, sui personaggi che le hanno abitate nei secoli e sui paesi rivieraschi. Tutti con gli occhi puntati sulle indicazioni della guida non facevamo in tempo a distrarci e ad annoiarci perché le meraviglie da vedere erano tantissime. Un cielo limpido ed un’acqua azzurra facevano da cornice al verde intenso delle foreste che scendevano dai pendii e si buttavano nelle limpide acque del lago. In quel momento passato e presente si fondevano in un’atmosfera di bellezza ed eleganza. Principi, regnanti e persone baciate dalla buona sorte hanno ed hanno avuto la fortuna di vivere in un luogo che fa onore al Creatore per aver modellato un angolo di natura così bello e suggestivo da non temere confronti. Personaggi che hanno fatto la storia hanno soggiornato in quelle ville per ritemprarsi dalle fatiche, per comporre opere e per prendere decisioni. Oggi uomini rampanti e con le tasche piene di soldi vengono a popolare quelle coste per ostentare la loro ricchezza e godersi un relax da sogno. Una di quelle attrattive che non sono passate inosservate è stata la villa di George Clooney: si è tanto parlato in questi ultimi tempi del personaggio e della love story con la Canalis; qualche burlone del gruppo diceva di vederlo affacciato ad una finestra della villa ed altri boccaloni scrutavano l’orizzonte per inquadrarlo. Dopo la traversata del ramo di Como in corrispondenza di quello di Lecco si è presentato un quadro stupendo della natura; in lontananza si vedevano le cime delle Alpi e delle Prealpi che facevano da sfondo al paesaggio già incantevole per sé stesso. La guida ci ha confortato dicendoci che il giorno prima c’era foschia e non si vedevano le montagne; un altro buon segno della riuscita della gita. Dopo la traversata, un piccolo languore alla stomaco è stato sedato sul terrazzino del ristorante Suisse a Bellaggio con un pranzetto allietato dal panorama sul lago; già quella veduta meravigliosa faceva passare in secondo ordine le pietanze servite da personale gentile ed efficiente. Qualche maschietto si è lustrata la vista osservando con la coda dell’occhio i corpi al sole di alcune fanciulle straniere che prendevano il sole in bikini su un terrazzino adiacente. Dopo il caffè si è ripreso il viaggio per Como, ancora il traghetto per Cadenabbia e poi sul pullman ancora insieme alla guida che ha continuato il discorso via terra illustrando le chiese incontrate lungo il cammino e citando piccoli aneddoti e storie di viandanti, pellegrini, trafficanti e contrabbandieri legate ai paesi incontrati. A questo punto dopo ore stando seduti, abbiamo alzato i tacchi per visitare la città accompagnati dalla simpaticissima guida del mattino. Molto interessante è stato il Duomo e tutta la sua storia sulla costruzione: mi ha colpito il fatto che è una chiesa senza campanile, ma sfrutta quello del Broletto; le statue di Plinio il Giovane e Plinio il Vecchio inserite in un contesto sacro sull’ingresso principale rappresentano l’amore ed il rispetto dei comaschi verso i loro celebri antenati; il rosone è indescrivibile con le mie umili parole. Como è legata al suo patrimonio romano ed alcuni resti importanti ne sono testimonianza di fede e di fierezza di appartenenza. La sua fortuna è stata la vicinanza al confine svizzero e non ha subito i bombardamenti della Grande Guerra. Noi milanesi di nascita e di adozione siamo andati a Como col ramoscello d’ulivo in segno di pace, cancellando gli antichi rancori tra le due città. Il bel ricordo di Como sarà legato in futuro alla nostra riuscitissima gita.                                                             Carmine Scavello