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25 Novembre: Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne – Il pensiero del nostro socio scrittore Carmine Scavello

25 novembre Giornata Mondiale sulla violenza sulla donna.

 Qualsiasi persona di buonsenso, di ogni ceto sociale, è portata a pensare che un uomo che usi violenza su una donna – oltretutto amata – con lo scopo di sottometterla ai suoi voleri o di farla ritornare sui suoi passi, dopo averla umiliata, picchiata e derisa, è solamente un illuso. Nulla è più come prima! Un solco di odio incolmabile divide violento e violentata.

 L’ingrato, se è stato lasciato dall’amata – costretta a farlo per il suo cattivo comportamento – deve farsene una ragione e andare per la sua strada. Deve farsi un profondo esame di coscienza e se inizia un nuovo rapporto amoroso con un’altra donna deve fare tesoro dei suoi sbagli e cercare di migliorare la sua condotta di vita.

 Costui – reo di prepotenza e aggressività – dovrebbe capire che la sua compagna, che subisce violenza, gli rende pan per focaccia, cosicché chi è causa dei suoi mali pianga se stesso. Ogni atto violento perpetrato ai danni di una donna, che sia fisico, verbale o morale, è un atto di vigliaccheria punito dalle leggi dello Stato e dalla società civile. Il violento di turno è rinnegato di far parte del genere umano come persona indesiderata.

 Attenzione alla violenza che non fa rumore e non lascia segni sul corpo, ma ne lascia tanti sul morale e sulla dignità. Un’offesa fa più male di una sberla, sebbene tutte e due siano da condannare senza se e senza ma.

 La violenza sulle donne è una delle più vergognose violazioni dei diritti umani. Le cronache nere dicono che si comincia sempre con una violenza verbale a cui si dà poco importanza, ma, poi, è l’inizio di un calvario e quelle donne entrano in un tunnel da cui successivamente diventa difficile uscirne indenni.

 I violenti si dimostrano forti armati di prepotenza, di superiorità e di aggressività, però in effetti sono delle persone deboli, che si abbandonano al più meschino dei comportamenti incivili.

 E’ impensabile che una donna violentata e gravemente offesa ritorni a vivere accanto al suo violentatore come se nulla fosse successo! Ormai il rapporto di fiducia è andato a farsi friggere e una tale relazione ricucita sarebbe come una minestra riscaldata.

e il violento pensi che la donna minacciata ritorni ancora accanto a lui con le minacce e la costrizione si sta sbagliando di grosso perché quella donna se lo facesse vivrebbe sotto ricatto e col pensiero fisso che il lupo perde il pelo, ma non il vizio. Ecco allora che il violento, accecato dall’odio e dalla gelosia, toglie la vita all’amata o la sfregia con l’acido e comunica a modo suo alla collettività: o mia o di nessuno!

 Quante donne si potrebbero salvare se fossero aiutate efficacemente con una rete di protezione più rigida e non all’acqua di rose! Tutte le persone che conoscono il problema e che vivono intorno a una donna minacciata dovrebbero erigersi a suoi paladini con i fatti e non con le parole. Alle prime avvisaglie di pericolo dovrebbero intervenire, se non direttamente, almeno a denunciare la presenza del violentatore.

 C’è una speranza: l’intelligenza umana non accetta simili comportamenti e si batte come meglio può a estirpare queste mele marce, ma occorre anche una buona dose di fortuna.

Buona vita