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Associazione Lavoratori Seniores d'Azienda

Carmine Scavello ci scrive: il 25 Aprile & Festa della Mamma 8 maggio

Festa della mamma
di colei che è mamma; di coloro che hanno ancora una mamma; di coloro che hanno una mamma perennemente nel cuore; di chi sta per diventare mamma – per tutti i figli del mondo.  

Comincio con una frase significativa che mi è rimasta immortalata nella memoria. L’ho sentita la prima volta proferire da una saggia vecchietta del mio rione, considerata la nonna di tutti, in quanto faceva da balia ai figli di quelle mamme che di giorno andavano a lavorare in campagna. Ecco cosa asseriva: Un padre può rinnegare e scacciare un figlio scapestrato per il disonore; fratelli e sorelle diventare nemici e odiarsi per beghe familiari o per la proprietà; un marito o una moglie possono rompere il loro rapporto matrimoniale e affettivo; una mamma, invece, non abbandonerà mai un figlio e non farà mai calare il sipario sulla loro relazione di sangue. Questa mamma ossequia il detto che: ella viene al mondo per perdonare! Dispensa amore al posto di Dio, che l’ha nominata Sua vice,in quanto non poteva fare da solo tutto Lui.

  Quella signora, diversamente giovane, conosceva il mestiere di mamma e di nonna: aveva messo al mondo tanti figli e si era fatta le ossa, insegnando il rispetto, l’educazione e le buone maniere, dando prima di tutto l’esempio; predicava bene e non razzolava male per essere credibile. Nei panni di mamma era stata sempre in grado di affermare che un sì e un no, detti in maniera decisa, educativa e persuasiva, non devono lasciare ombra di dubbio per non creare confusione tra il lecito e l’illecito.

 Mi sono chiesto come facciano due mamme di Paesi e lingue diverse a parlare tra di loro dei propri figli e farsi capire senza perdere il filo del discorso; sicuramente è un sesto senso che le guida e che gli altri esseri umani non posseggono, se non sono mamme anche loro.

 Tutte le mamme sono orgogliose quando i figli fanno carriera e migliorano il loro benessere e lo stato sociale; contrariamente, soffrono se un figlio rimane indietro nella società e per lui darebbero la vita pur di far migliorare le sue condizioni e di far cambiare la direzione del vento della fortuna in suo favore. Giusto o sbagliato che sia, non sta facendo differenze; sta solo aiutando umanamente chi è rimasto più indietro nella scala sociale; costui può sperarlo solamente che lo facesse la sua mamma e non qualcun altro!

 Quando ero ragazzo e mi sentivo triste, mia madre capiva al volo il mio stato di malessere momentaneo e mi diceva: chiudi gli occhi e pensa alle cose più belle che ti sono capitate o ai sogni che vorresti siano realizzati; il giochetto funzionava a meraviglia come per magia, in quanto lei sapeva trasmettere sicurezza e colorare i pensieri negativi. Riusciva a spandere ottimismo e a portare un raggio di luce nel buio della vita.

 Ora che sono adulto e lei non c’è più da un pezzo è come se non fosse mai andata via dalla mia vita e da questo mondo, che ella ha cercato di migliorare col suo esempio positivo e lungimirante. Pensare a lei, in certi momenti di difficoltà, dà quella carica energetica di reagire e avere la sensazione di non essere solo; è come se fosse ancora al mio fianco a consigliarmi e a coccolarmi. Sono le stesse parole di tanti di noi che nel momento del pericolo non facciamo altro che dire: mamma mia aiutami tu!

 Come è strana la vita! Forse lo sembra, ma non lo è; se ci riflettiamo bene mamma è la prima parola che pronunciamo quando impariamo a parlare e in certi momenti di pericolo. Non c’è modo di ringraziare la mamma e ripagarla di tutte le premure; quello che fa per un figlio è impagabile; può mantenerne un numero imprecisato e un numero imprecisato di figli non riesce a mantenere una mamma; lei lo sa e non se ne fa un problema o un dramma; accetta la situazione e non impreca contro nessuno, sarebbe come imprecare contro se stessa, in quanto quei figli sono una parte di lei.

 Un ringraziamento a tutte le mamme di sempre e buona vita dall’amico scrittore Carmine Scavello

“25 Aprile: Festa della Liberazione”

   Mi limito nella narrazione per non annoiarvi troppo con la sua lettura: l’argomento è talmente vasto e richiederebbe troppi fogli per parlarne più dettagliatamente.

   Non vorrei dire un’eresia se dicessi che noi Italiani non abbiamo una Festa Nazionale che sia festeggiata da tutti con orgoglio e passione, senza remore e rancori tuttora non dimenticati da parte dei vinti e dei vincitori. Guardo con un po’ di invidia i Francesi che festeggiano il 14 luglio – Bastille Day, presa della Bastiglia nell’anno 1789 – e gli Americani che inneggiano al 4 Luglio – Independence Day, che commemora la Dichiarazione dell’Indipendenza che avvenne nel 1776. Volendo, noi saremmo come loro o migliori di loro, se ci sentissimo un popolo unito sempre e non solo in caso di calamità o di vittorie sportive.

   Mio zio Mosè, fratello di mio padre, è morto in un campo di prigionia in Germania. Il suo nome, insieme a tanti altri sventurati come lui, è inciso in una lastra di marmo in bella mostra sul Monumento ai Caduti delle guerre mondiali. In tanti anni ho visto solo pochissimi giovani che si siano fermati a leggere quei nomi, come se non fossero appartenuti alla loro comunità, né chiedersi perché fossero ricordati in quell’elenco. Aggiungo che la libertà non è un bene acquisito per sempre; viaggia in modo precario sulla lama di un rasoio e potrebbe perdere l’equilibrio e cadere da una parte o dall’altra a seconda del periodo storico, favorevole o sfavorevole.

   Il 25 Aprile per alcuni è una semplice data del calendario; per la stragrande maggioranza della popolazione italiana, invece, è una parte essenziale della nostra storia moderna: è da quel giorno del 1945 che possiamo sentirci più liberi. Il saggio direbbe che: è meglio la peggiore delle democrazie che la migliore di tutte le dittature; essere liberi, mentre altri non lo sono è solamente una concessione che fa aumentare le distanze e creare differenze. La libertà è come l’aria che respiriamo: ci accorgiamo della sua mancanza quando qualcuno dovesse soffocarla.

   La libertà è un concetto astratto che diventa materiale quando ci consente di muoverci liberamente ed esprimere il nostro pensiero: non vuol dire fare ciò che si vuole, perché ha dei confini stretti da non superare per non interferire con quella degli altri. Anche l’uomo più ricco del mondo con tutti i suoi soldi non può fare quello che vuole: le regole di buona convivenza esistono anche per lui e deve capire che l’importante è essere e non apparire. Barattare la dignità non è da tutti; così pure la libertà! Spesso l’incubo del bisogno limita la libertà.

   Una persona si sente veramente libera quando si svincola dai pregiudizi, dalle apparenze, dai giudizi altrui, dai sensi di colpa e dalla paura di sbagliare e di parlare.

Buona vita dal vostro amico scrittore Carmine Scavello