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Lettera del nostro socio scrittore C. Scavello in preparazione dell’attesa del Natale

Lettera in preparazione dell’attesa del Natale.

 Auguri di Buon Natale, di buone feste e di buona, lunga e serena vita a tutti, lettori e non. Se cercate il Natale tra gli addobbi natalizi io vi dico “Acqua”;se lo cercate, invece, nel vostro cuore io vi dico “Fuoco”.

 << Il Natale e la Pace >>.

 Se abbiamo intenzioni serie, vere e credibili di cambiare il mondo, è bene cominciare a cambiare prima noi stessi per vivere serenamente e in pace con la nostra coscienza. Basta un po’ di buona volontà e fare la cosa più semplice e a portata di mano di ognuno, ossia migliorare i propri pregi e correggere nello stesso tempo i difetti. E’ solo questione di buona volontà e di credere nelle proprie possibilità e potenzialità, che sono tante e certe e che sembrano impensabili. E, poi, non dobbiamo avanzare pretese che gli altri facciano pure la nostra parte. Volere e potere sono due azioni possibili e soprattutto fattibili.

 Natale per antonomasia è il periodo dedicato alla bontà; ci invita a essere più buoni e disponibili e a pregare che finiscano tutte le guerre e che si trovi una pace duratura per seppellire l’ascia di guerra e a trasformare l’odio in amore.

 Anche la musica ha fatto tanto finora e può fare ancora di più: ci sono canzoni che inneggiano alla pace e all’amore tra i popoli. Sergio Endrigo ha composto e cantato “Girotondo intorno al mondo” e il ritornello fa bene alla pace: “E se tutta la gente del mondo si desse la mano; se il mondo veramente si desse una mano, allora si farebbe un girotondo intorno al mondo … intorno al mondo”. John Lennon con la canzone “Imagine” immagina un mondo senza confini, senza patrie e senza guerre. Il suo sogno è al singolare, ma spera che quel sogno sia contagioso e che diventi più grande e universale, cosicché si diffonda il messaggio che solo vivendo in pace l’umanità potrà progredire e guardare al futuro con più serenità e speranza in un mondo migliore, pacifico e più giusto. La canzone dal titolo “Proposta” cantata dal complesso I Giganti così recita nel testo: “Mettete dei fiori nei vostri cannoni perché non vogliamo mai nel cielo molecole malate, ma note musicali che formino gli accordi per una ballata di pace … di pace … di pace”.

 Se volete un esempio di uomo buono e pacifico – che viveva serenamente e in pace con se stesso e col mondo – è il personaggio principale del mio romanzo “Francesco, l’uomo che dava del tu alla vita” Già il titolo è un buon biglietto da visita. Costui viveva allegramente e affrontava e superava i problemi della vita senza mai maledire la sorte, né imprecare contro il mondo, né bestemmiare contro il cielo, né invidiare nessuno. Se tutti fossero come lui non esisterebbero odio e vendetta e la parola guerra sarebbe cancellata dal vocabolario e sostituita dai vocaboli armonia, intesa, concordia, consenso e pace.

 Francesco alla vigilia di Natale portava ogni anno davanti la chiesa – insieme ai suoi compaesani, che facevano la stessa cosa – il suo tronco di albero secco trasportato dai buoi che serviva per accendere un grande falò. Davanti al fuoco si faceva festa e tutti vi andavano sia per devozione che per una forma di aggregazione. La fiamma non scaldava solo i corpi, ma anche il cuore di quelle persone che si scambiavano saluti, abbracci, auguri e calorose strette di mano. Come per miracolo natalizio, le divergenze accumulate durante l’anno si trasformavano in accordo e convergenza e ritornava la pace, che latitava in quei cuori divenuti aridi a causa di litigi e conseguente odio. Quel fuoco che vinceva le tenebre rischiarava le menti allontanate dall’odio.

 Ricordo che il primo gennaio è la Giornata Mondiale della pace. Non è un caso che sia stato scelto il giorno di Capodanno con la speranza che duri tutto l’anno. I Pellerossa dicevano che pace non è il contrario di guerra, ma è lo spazio temporale tra due guerre. Loro ne sapevano qualcosa in merito. Compare Gennaro asseriva che: Finché l’umanità sarà divisa tra Bianchi e Neri, tra chi comanda e chi ubbidisce, e che nello stesso tempo impone il suo veto e il suo potere, non ci saranno né normalità e né pace.

 Il buonsenso mi dice che anche l’uomo più buono del mondo si ribella se non lo lasciano in pace; la pazienza non è infinita e la possono perdere anche i santi. Se applichiamo alla lettera le parole del Vecchio Testamento nel passo “Occhio per occhio e dente per dente” avremo una popolazione di orbi e di sdentati.

 L’unica speranza di pace è riposta nelle persone che hanno conosciuto la guerra sulla loro pelle e che hanno capito che alla fine non ci saranno vincitori e vinti, ma solo uomini feriti nell’orgoglio, che si leccano le ferite.

 Cosa si può sperare a Natale? Che venga Babbo Natale è porti a tutti sotto l’albero un regalo simbolico con dentro la bandiera della pace. Poi, come in un sogno collettivo tutte quelle bandiere verrebbero fatte sventolare mentre tutta la gente si metterebbe a cantare in coro “Astro del Ciel”. Le parole finali di questo canto sono stupende: “Luce dona alle menti, pace infondi nei cuori!”

 E con “Luce dona alle menti e pace infondi nei cuori” mi concedo dai lettori e non.

Buona vita e Buon Natale dall’autore Carmine Scavello.

 (Contatti: mail carminescavello@yahoo.it; Facebook; tel 349 2980359)

Se la lettera è stata di vostro gradimento, siete liberi di farla circolare.