ALA

--- Associazione Lavoratori Seniores d'Azienda --- GTE SIEMENS ITALTEL NOKIA-SIEMENS

Lettera del nostro socio scrittore Carmine Scavello sulla festa dell’Epifania

Cosa sperate di trovare nella calza? Ognuno si dia da solo la risposta che si meriti!

Se simbolicamente vi troverete il carbone, pensate a qualche capriccio, a una mancanza di rispetto, a un torto, a una promessa non mantenuta, a non aver fatto il proprio dovere. 

Ma è solo la tradizione che richiede di appendere ai piedi del letto o sul davanzale del camino una calza e sperare che un’anima buona vi metta qualcosa di carino, ma solo come invito a un buon comportamento, perché il carbone vi aspetta al varco. 

     Con la memoria si torna indietro nel tempo a quando le mamme – le vere befane, ma soprattutto angeli della casa – ci facevano capire che durante la notte sarebbe arrivata la vecchietta con le scarpe tutte rotte e la veste alla romana. Solo all’Epifania è concesso togliere i dolcetti appesi all’albero di Natale, ammesso che non sia rimasto solo l’involucro. I furbetti hanno fatto la birichinata dal primo momento della preparazione dell’albero di Natale: i peccati di gola, da che mondo è mondo, sono sempre esistiti.

     In fondo la befana è buona, ma viene descritta come una vecchia bacucca. Forse perché è povera rispetto a Babbo Natale. E’ dipinta come una strega molto anziana solo perché viaggia su una scopa, ma non fa incantesimi malefici e né trasforma in corpi inanimati le persone. Porta i regali e, poi, scompare nel nulla; inoltre, durante un anno intero nessuno le rivolgerà un pensiero. Eppure non fa nulla di male e non è vero che porta il carbone; sono le mamme che hanno diffuso questa diceria e danno la colpa a lei per punire le marachelle dei figli con una mano, mentre con l’altra danno loro una carezza e un regalino.

     Una mamma non farà mai soffrire il suo bambino, andrebbe contro i suoi principi, negandogli il regalino: fa solo la voce grossa per farsi ubbidire e farsi promettere ubbidienza. Lo fa con amore e per il suo bene per farlo crescere nella correttezza. Le mamme hanno imparato a memoria il seguente ritornello: Volete il regalo dalla Befana? Fate i bravi! Senza far capire che, male che vada, il carbone è di zucchero.

     Siamo all’epilogo: con la data del sei gennaio le festività terminano e si ritorna alla normalità. Non è raro sentire proferire auguri di Buona Pasqua, almeno in certe zone d’Italia non è scomparsa questa usanza. 

     Babbo Natale viene descritto come un marito generoso che lascia la moglie al Polo Nord per andare in giro per il mondo a portare i regali ai bimbi che gli hanno scritto la letterina. Ma la Befana chi troverà al ritorno? Nessun autore di libri per ragazzi ha detto che la Befana abbia un marito e così passa come una vecchia zitella in modo dispregiativo. Nessuno ha mai detto dove abita durante l’anno, perciò non riceve le letterine dei bambini.

     In questa giornata, alle donne si dice in modo scherzoso e allegorico Befana, come se fosse la loro festa e sono contente così verrebbero festeggiate due volte all’anno: il sei gennaio e l’otto marzo. Che mi risulti nessuna di loro si sia offesa per questo appellativo, perché in fondo la Befana è buona. Perciò si consideri un complimento. Se non fosse buona non porterebbe i regali.  A marzo si regala la mimosa e il sei gennaio cosa si potrebbe regalare a una donna che porta i regali? Come minimo un sorriso, amore, rispetto alla sua dignità e un grazie per tutto ciò che fa per la comunità.

Buona vita dall’autore Carmine Scavello.