Riceviamo dal nostro Socio Carmine Scavello:
8 Marzo: Lettera dedicata alla Festa della Donna
Comincio con un haiku espressamente dedicato all’evento.
L’haiku, per dovere di cronaca, è un componimento letterario di origine giapponese formato da tre soli versi: 1° – 5 sillabe; 2° – 7 sillabe; 3° – 5 sillabe.
La mimosa è stata scelta come simbolo della Festa della Donna perché fiorisce proprio in questo periodo dell’anno. Questa pianta è presente in molte regioni d’Italia, pur non essendo autoctona. È originaria dell’Australia e della Tasmania e, nel nostro Paese, ha trovato un terreno particolarmente favorevole.
Donare la mimosa soltanto per consuetudine, senza che il gesto sia accompagnato da una sincera dose di stima e rispetto, non è un atto davvero onorevole nei confronti delle donne che la ricevono.
Gli uomini delle passate generazioni si ricordavano sempre – e con il tempo non hanno perso questa abitudine – di regalare un rametto di mimosa alle donne della famiglia – mamma, sorelle, moglie, figlie – e anche alle colleghe di lavoro.
Mi risuonano nelle orecchie, come un ritornello, le parole di mio nonno – timorato di Dio e amico di tutti:
“Se vuoi essere chiamato Uomo con la “U” maiuscola devi avere rispetto per le donne, dimostrandolo con atti di gentilezza, galanteria, comprensione, stima e tanta buona educazione”.
E aggiungeva: “Le donne non sono il sesso debole, come qualcuno vuol far credere: sanno quello che vogliono e sanno anche come ottenerlo. Una casa senza una donna è come una barca senza timone; anzi, per rafforzare l’idea, è come un corpo senza anima”.
Gli uomini d’onore – nel senso letterale del termine e non riferito a contesti di malaffare – e di buona volontà sanno che essere cavalieri – ossia gentili e cortesi, come si dice nel linguaggio comune – comporta un alto grado di moralità. Essi incarnano virtù elevate, unite a nobiltà d’animo, premura e garbo. Un uomo con queste nobili caratteristiche ripudia la violenza e tratta le donne da vero gentiluomo, agendo con rispetto, signorilità e rettitudine.
Rispettare la donna – qualunque ella sia – equivale a rispettare la vita stessa, poiché è la donna che dona la vita. È risaputo, sin dalla notte dei tempi, che un uomo ha successo nella vita solo se ha alle spalle il sostegno di una madre, di una compagna o di una moglie.
E come può ricompensarle? Non mancando mai loro di rispetto, riconoscendo la loro dignità e trattandole almeno alla pari, se non con una considerazione ancora maggiore.
Buona lettura e buona vita dall’autore Carmine Scavello.
14 Febbraio 2026: Lettera per San Valentino
“Armatevi di pazienza e leggetela tutta fino in fondo. E’ carina, scorrevole e dedicata a tutti gli innamorati di ieri, di oggi e di domani, perciò di sempre. Al limite, leggendola, avrete avuto a disposizione tre minuti di distrazione, di rilassamento mentale e la sua compagnia”.
Parlare dell’amore universale, in generale, è più facile. È molto più difficile, invece, parlare dell’amore che lega due persone, perché si tratta di due menti pensanti che decidono di camminare insieme, cercando di armonizzare le rispettive vite per condividere gioie e dolori, unire le forze, migliorare il proprio modo di vivere e tirare con maggiore facilità il carretto dell’esistenza.
Eppure qualcosa devo pur dire, con la spontaneità che mi appartiene. Così, tiro fuori dal cilindro dei ricordi una piccola storiella che immaginai anni fa durante un ricevimento nuziale. Eccola.
Due persone che si amano decidono di mettersi insieme per formare un’unione duratura. In quel momento appare davanti a loro, come d’incanto, una figura celestiale. I due, stupiti, le chiedono: E tu chi sei e cosa vuoi?
La figura risponde di essere San Valentino, protettore degli innamorati, e di trovarsi lì per benedire e proteggere la loro unione. Aggiunge:
Sarò discretamente al vostro fianco e, anche se non mi vedrete, sappiate che ci sarò sempre, finché voi vi amerete senza se e senza ma. Prima di scomparire vi lascio una lampada a olio vuota, con lo stoppino inserito, e una scatola di fiammiferi da usare solo in casi eccezionali. Provate ad accenderla e fate in modo che la fiammella non si spenga mai.
Le due persone provano ad accendere lo stoppino, ma la fiamma non prende. Allora dicono a San Valentino che hanno fatto fiasco. San Valentino sorride e risponde: So il perché. Ora compio un miracolo: trasformo il vostro amore in olio, con il quale potrete riempire la lampada e tenerla sempre accesa. Così fanno, e finalmente lo stoppino si accende, sprigionando una bella fiammella. A quel punto i due chiedono: Cosa dobbiamo fare se la fiammella si riduce d’intensità?
E San Valentino risponde: Aumentate la quantità d’olio con altro amore.
E se dovesse spegnersi del tutto?
Allora si presenteranno due possibili situazioni.
La prima è che la lampada non sia stata alimentata a sufficienza per mancanza di olio — pardon, di amore — e che, poco alla volta, si sia spenta. In questo caso cercate la causa e rimuovetela, se è ancora possibile rimediare. Ricordate che spesso lo è, se c’è la volontà di metterci una pietra sopra. Fate affidamento sul buonsenso e sulla razionalità, non sull’orgoglio o sulla vendetta, che sono nemici dei buoni rapporti personali. In amore non esistono ragioni, ma comprensioni; non cercate il pelo nell’uovo, perché si finisce per litigare, e nell’inventare scuse l’essere umano è un vero maestro.
La seconda situazione è che l’amore tra voi due sia finito per sempre. In questo caso lasciatevi senza rancore: l’odio richiama altro odio. Ricordate che nel mondo c’è posto per tutti. Esistono tante strade che conducono all’amore: sceglietene una e percorretela. A volte la fortuna vi assisterà e potreste incontrare una persona che cammina sulla stessa via, ma in direzione opposta. Sarà destino o casualità, poco importa; è bello sapere che può accadere e non perdere mai la fiducia nel domani.
C’è anche una canzone scritta apposta per persone come voi, che si trovano in situazioni simili e che non smettono di sperare: “Per ognuno c’è qualcuno sempre”, cantata da Claudio Lippi e Ricardo.
E ricordate tre detti popolari che fanno al caso vostro: “Le coppie perfette esistono solo nei negozi di scarpe”; “Amare significa amare qualcuno così com’è”; “Non cercare di migliorare qualcuno in nome dell’amore”.
Buona vita e cin cin alla mia salute, come autore, e alla vostra, come lettori.
<< Leggere questa lettera non è tempo sprecato: lasciate tutto e fermatevi a riflettere. Ci farà dire: toglietemi tutto, ma lasciatemi la vita e libertà. Chi allora è morto innocente in quei campi di sterminio non ha nessuna colpa: è stato solo sfortunato di essere nato e di non essere morto da piccolo, quando non si superava l’età puerile >>
27 gennaio – Giorno della Memoria
Ho scritto finora diverse lettere su questo argomento e, ogni anno, ho aggiunto curiosità e notizie nuove apprese strada facendo. Potrei continuare su questo filone, ma questa volta ho deciso di cambiare rotta e di andare sul pratico.
Il cinema e la letteratura sono ricchi di film, documentari, articoli e libri dedicati a questo tema. Perciò vorrei suggerire ai lettori di fermarsi un attimo davanti ai nomi dei tanti caduti in guerra, incisi sulle colonne di marmo dei Monumenti ai Caduti che ogni Comune ha voluto erigere per non dimenticare il loro sacrificio. Anche in molti cimiteri esistono cappelle dedicate alla loro memoria. Quei nomi, incisi in modo indelebile, sono lì come monito a vigilare e a difendere la libertà, perché la storia potrebbe ripetersi.
Molti lettori di questa lettera potrebbero ritrovare in quegli elenchi il nome di qualche lontano parente. Anch’io, nell’elenco del mio paese d’origine, Terravecchia (CS), ho trovato il nome di Scavello Mosè, gemello di Elia, mio padre, morto in un campo di concentramento. Mio padre stava per fare la stessa fine di Mosè, se il suo Angelo Custode non gli avesse dato una mano a fuggire miracolosamente da un treno diretto verso uno di quei luoghi funesti. A salvarlo fu anche il suo fisico: quando la testa passa attraverso una sbarra, passa tutto il corpo. E così fu. In seguito rimase nascosto per mesi in una soffitta, per sfuggire ai tanti sciacalli con il pelo sullo stomaco, pronti a vendere la sua latitanza in cambio di denaro.
La data del 27 gennaio non serve a ricordare i tanti innocenti solo in questa giornata, ma ci richiama a non voltare lo sguardo dall’altra parte in tutti gli altri giorni dell’anno.
Non fa male, di tanto in tanto, ascoltare su YouTube la canzone Auschwitz, scritta da Francesco Guccini e portata al successo dai Nomadi. Ascoltarla fa gelare il sangue nelle vene e pone una domanda terribile: come può un uomo uccidere un altro uomo?
Chi vive a Milano o nei dintorni, o chi vi si trova per turismo, farebbe bene a visitare il Memoriale della Shoah, in Piazza Edmond J. Safra 1. Da lì si accedeva al Binario 21, da cui partivano i prigionieri, ammassati in vagoni per bestiame, senza riscaldamento, senza igiene, senza alcun conforto e senza informazioni sulla destinazione, né alcuna speranza di ritorno alla vita di prima.
Lascio immaginare la scena e lo stato d’animo di persone nate nel periodo e nel luogo sbagliati, abbandonate al proprio destino. Le loro preghiere cadevano nel vuoto: non avevano più lacrime per piangere e vedevano le loro vite spegnersi come candele.
Buona vita, con la speranza che quei tempi non tornino mai più.
Buona Epifania, che ci fa ciao perché tutte le feste si porta via! Buona lettura.
Preparate le scatole, perché tra poco l’albero e il presepe finiranno in soffitta, nel ripostiglio… o in cantina. È il solito rituale che si compie ogni anno per scandire il ritmo costante e unidirezionale dello scorrere del tempo, che non conosce soste, retromarce né accelerazioni. Siamo noi a percepirne la velocità o il rallentamento, mentre lui non fa sconti e non assegna premi a nessuno. Diventerebbe matto se desse retta a tutti!
Solitamente diciamo: quante primavere hai festeggiato? Per restare nel tema, io ci aggiungerei: quante calze hai appeso alla Befana? Ognuno di noi, se si facesse un profondo esame di coscienza, probabilmente un pezzetto di carbone – o più di uno – lo troverebbe di certo sotto una pigna simbolica di dolcetti e torroncini. Ma va bene così: non siamo santi e non abbiamo l’aureola in testa a distinguerci dalla massa.
Presi singolarmente, siamo tutti bravi, buoni e quasi perfetti; poi, però, è la convivenza con gli altri a farci deviare dalla correttezza e dalla buona condotta, trasformandoci in ciò che non vorremmo essere nei momenti di collera, di lamento, di capriccio, di invadenza, di arroganza… di reazioni incontrollabili e, chi più ne ha, più ne metta.
Chiudo con due curiosità.
La prima. Un tempo, alla vigilia dell’Epifania, si lasciavano sul tavolo della cucina un pezzetto di pane e un bicchiere di vino. Se al mattino il pane fosse sparito e il vino bevuto, significava che la Befana era sicuramente passata da quella casa. Nessuno osava confessarne la sparizione, per alimentare la convinzione che la Befana fosse davvero arrivata.
La seconda. In molte località, la sera dell’Epifania, si accendeva un grande falò in cui si gettavano oggetti infiammabili e inservibili, insieme ai pensieri cattivi, per bruciare la sfortuna e l’infelicità. Il fuoco simboleggiava anche l’anno vecchio che se ne andava e l’Anno Nuovo che si scaldava per cominciare il suo corso.
E così, Buon Anno, Buona Epifania e Buona Vita.
Capodanno 2026 – Gli auguri
Auguri di Buon Anno. Dedicare pochi minuti alla lettura di questa lettera non è, poi, una grossa perdita di tempo e in un giorno ce ne sono ben 1440.
Che il 2026 porti luce, consapevolezza e nuove possibilità. Buon Anno di cuore.
In attesa dell’arrivo del Nuovo Anno, è consuetudine indossare abiti dai colori vivaci, evitando il nero, ritenuto di cattivo auspicio. Il rosso, invece, è da sempre simbolo di fortuna. Durante il cenone di Capodanno alcuni evitano gamberi e granchi, che camminano all’indietro e vengono associati al regresso. Sono tradizioni e superstizioni che valgono ciò che valgono, ma che fanno comunque parte del folklore. Lenticchie, uva e melograni, invece, non dovrebbero mancare sulla tavola: sono considerati portatori di abbondanza e di prosperità.
C’è chi, allo scoccare della mezzanotte, getta via oggetti vecchi per simboleggiare l’abbandono del passato e delle abitudini che non servono più. In fondo, il futuro che ci attende dipende in gran parte dalla nostra volontà e dalle nostre azioni. Per questo è importante liberarci dai cattivi pensieri, dai rancori, dai preconcetti e dai fantasmi del passato che non ci appartengono più.
È naturale augurarsi che il Nuovo Anno inizi sotto i migliori auspici, ma sta a noi scegliere la direzione giusta, senza seguire la massa solo perché “così fan tutti”. Non dobbiamo limitarci a percorrere sentieri già tracciati da altri: possiamo crearne di nuovi, autentici, e personali.
Un insegnamento prezioso ci suggerisce di non cercare di piacere a tutti a ogni costo. Ricordo un collega che amava ripetere che la sua più grande soddisfazione era compiere ciò che gli altri credevano impossibile. Aggiungeva che ogni giorno faceva qualcosa che non gli piaceva, per rafforzare carattere e volontà.
Iniziamo un altro anno da aggiungere al nostro bagaglio e facciamolo nel modo più giusto: dedicando il nostro tempo alle persone che amiamo e a chi davvero lo merita. I regali non sono ciò che ci rende felici: Lo è il tempo che ci viene donato. Ogni ora condivisa è unica, non torna indietro, ed è sottratta alla nostra stessa vita. Per questo, non sprechiamola in cose futili. È uno degli obiettivi più importanti con l’arrivo del Nuovo Anno.
Diamo delle priorità e usiamo con saggezza le energie che abbiamo. Quando i buoni propositi sono troppi, rischiamo di sovraccaricarci inutilmente, come andare in battaglia con una spada di legno e uno scudo di cartone.
Se impariamo a non prendere tutto troppo sul serio, vivremo più serenamente. Scegliamo ciò che conta davvero, ciò che dà senso alla nostra vita. Per realizzare i nostri desideri dobbiamo avere idee chiare: sapere cosa vogliamo, perché lo vogliamo e come raggiungerlo. Il resto verrà da sé.
Di nuovo Buon Anno, tanta serenità e come sempre buona, lunga e serena vita dall’autore Carmine Scavello
25 Dicembre 2025 – Auguri di Buon Natale
“Pensa …: al di là di tutto e di tutti Natale è l’inizio di una nuova vita. Vivila !!!”
Buon Natale, buona vita e che la pace sia sempre con voi.
Auguri di Buon Natale… meglio di come ve lo aspettate
Con il vostro gentile permesso vorrei invitarvi a vivere il Natale in un modo affettuoso, lieve e un po’ speciale. Vi chiedo solo un pizzico di adesione, un granello di allegria e una scintilla di fantasia: basteranno per accendere la magia. Nulla, però, vi vieta di esagerare con maggior partecipazione.
Il 25 dicembre celebriamo insieme il “compleanno universale”, un giorno in cui il mondo intero sembra respirare all’unisono. Scambiamoci auguri sinceri di buona, lunga e serena vita, e rinnoviamo il desiderio – antico e sempre nuovo – di un mondo fondato sull’amore e sulla pace, proprio come lo spirito del Natale ci invita a fare.
Il Natale arriva una sola volta all’anno, è vero, ma la sua luce può restare con noi ogni giorno se impariamo a festeggiare il nostro “complegiorno”: un piccolo rituale di gratitudine che ci ricorda che il bene, la gentilezza e la gioia non sono mete lontane, ma compagne quotidiane. Così la nostra stella cometa interiore continuerà a guidarci nel cammino.
E anche la musica può diventare una compagna preziosa. “Imagine” di John Lennon ci solleva verso un mondo più giusto e fraterno, mentre “Felice Natale” di Al Bano ci avvolge nel calore luminoso delle feste. Due melodie, due abbracci dell’anima insuperabili.
E dopo? Dal giorno seguente proviamo a vivere con uno spirito nuovo, ascoltando un semplice insegnamento: si impara a vivere vivendo, migliorando i nostri pregi, correggendo i difetti e lasciando andare ciò che pesa. Se restiamo ancorati alle negatività, rischiamo di spegnere la scintilla che il Natale riaccende dentro di noi.
Il Natale è, da sempre, un nuovo inizio: un piccolo anno zero che torna a bussare ai nostri cuori ogni 25 dicembre. Il tempo scorre veloce – ieri riponevamo gli addobbi, oggi li ritiriamo fuori – eppure ogni volta il Natale ci ricorda che possiamo e dobbiamo ripartire.
C’erano anni in cui la tradizione era un abbraccio sicuro: “Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi”. Le case piene, le strade silenziose, la tombola, le carte, il mercante in fiera: un rito collettivo che profumava di casa. I tempi cambiano, e non sta a noi giudicare: ogni famiglia, ogni cuore trova il proprio modo di celebrare.
L’autore Carmine Scavello augura a tutti voi, con affetto sincero,
Buon Natale, buona vita e che la pace sia sempre con voi.
4 Ottobre 2025 – Convegno Ala a Vicenza
Cari amici, come sempre il Consiglio dell’ALA ha fatto centro pure questa volta organizzando il convegno annuale in oggetto a Vicenza, dichiarata “Patrimonio dell’umanità dall’Unesco” grazie all’attività architettonica di Andrea Palladio. In tanti punti della città è presente il tocco magico di codesto rinomato artista per i numerosi progetti realizzati rimasti a testimonianza nel tempo del suo genio artistico, invidiato e copiato in tutto il mondo.
In effetti, Vicenza mantiene ciò che promette ai visitatori, i quali alla fine non restano delusi delle aspettative. Ah, a titolo di cronaca, secondo i dati forniti dal presidente Daniele Roderi, i presenti sono stati 115 su circa 250 iscritti. Devo citare la relazione tecnica storica sulla nostra azienda fatta dal nostro socio Giorgio Cecchetto. Giorgio giocava in casa, essendo cittadino vicentino emigrato in Lombardia per ragioni di lavoro.
La giornata autunnale è stata ideale per una bella passeggiata cittadina organizzata e ben gestita dalla guida turistica Roberta Parlato, preparata, paziente e disponibile a rispondere a tutte le nostre domande.
Dal punto di vista umano l’incontro, amichevole, e piacevole con tutti i colleghi presenti, è stato lo scopo principale di incontrarci dopo un anno, poiché siamo sparsi su un vasto territorio lombardo senza opportunità di vederci, se non in modo sporadico solo per alcuni abitanti dello stesso comune.
È stata un’occasione unica e condivisa da tutti i partecipanti per mantenere vivo il ricordo di tanti momenti belli vissuti nella nostra azienda e che continua a vivere nella memoria collettiva, anche se è stata rasa al suolo dai bulldozer e cancellata per sempre ogni traccia della sua gloriosa esistenza.
Torno alla visita guidata. I luoghi di maggior interesse visitati sono stati il Teatro Olimpico e Piazza dei Signori. Ma voglio soffermarmi maggiormente sul Teatro Olimpico, realizzato sui resti dell’antica prigione di un vecchio castello cittadino. Fu considerato, a ragione, il primo e più antico teatro stabile coperto del mondo. Entrando nel teatro la nostra vista è stata rapita dalla bellezza e dalla architettura scenica, che sembra sfarzosa invece è stata realizzata con materiali poveri, usando legno, gesso e stucco. Quel che sembra marmo invece è carta pesta finemente pressata e lavorata. Il mio orecchio attento mi ha detto in quel momento che l’acustica dev’essere perfetta: il grande maestro Palladio ha studiato attentamente la struttura per essere all’altezza dello scopo per cui era stata progettata.
Come è strana la vita! Quel luogo di sofferenza, di malessere e di tortura per tanti sventurati innocenti o pregiudicati incalliti è diventato un teatro, ove invece la gente è andata a socializzare e a passare ore allegre e culturali. Andrea Palladio ha lasciato qui una sua impronta incancellabile dal tempo, progettando il teatro, ma non vedendo la fine della realizzazione dell’opera. Mori lo stesso anno nel 1580, lasciando il testimone a suo figlio Silla.
La giornata si è conclusa presso il ristorate “Dai golosi” a Quinto Vicentino, comune detto così perché si trova al quinto miglio da Vicenza. La scelta del ristorante è stata dettata dalla bontà della cucina, preventivamente verificata di persona da incaricati dell’ALA.
Arrivederci al prossimo convegno e buona, lunga e serena vita dall’autore Carmine Scavello
2 Giugno 2025 – Cosa insegna Pippi Calzelunghe a piccoli e adulti?
Ho letto che una Scuola dell’Infanzia ha recitato il musical di Pippi Calzelunghe. Voi adulti vi chiederete: cosa c’entriamo noi, ormai cresciuti, con un personaggio creato per i bambini. Leggete e scoprirete e capirete il perché.
Pippi impersona la psicologia infantile in modo impeccabile: insegna ai bambini di essere indipendenti e a credere in loro stessi, di non avere paura di essere diversi, di seguire la propria fantasia e di non rinunciare ai propri sogni. Ma non sono gli stessi desideri che si prefiggono di raggiungere gli adulti? Tanti adulti di oggi negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso hanno seguito tutte le puntate che ha trasmesso con successo la Rai. Hanno visto anche film dedicati a questo indimenticabile personaggio, che resiste ai tempi e alle mode.
Questa ragazzina – dai capelli rossi, con viso lentigginoso, con le trecce lunghe e calzettoni lunghi – invita a vivere la vita con allegria, senza farsi limitare dalle regole e dai giudizi degli altri.
Vive con entusiasmo la sua vita e con una forte carica di ottimismo; vede positivo in tutte le situazioni e affronta le giornate con allegria. Le fanno compagnia un cavallo bianco con pois neri, chiamato Zietto, e una scimmietta, detta Zio Nillson.
Raffigura le potenzialità che i bambini riescono a far emergere, anche nelle situazioni più difficili. Infatti, è orfana della mamma ed è convinta che ella la guardasse dal cielo e Pippi le dicesse di non stare in pensiero per lei, perché se la sarebbe cavata sempre da sola con la sua forza di volontà e la caparbietà di non soccombere sotto il peso della vita. Il papà era un marinaio, sempre lontano da casa e in giro per il mondo, perciò doveva badare a se stessa e contare solo sulle sue forze.
Pippi è una femminuccia di nove anni e si comporta come un maschietto della sua età: una monella irriverente e dal cuore d’oro. Infatti, le monete d’oro che le invia suo padre per mantenersi le dà in beneficenza per aiutare i più bisognosi. Combina dei guai, ma, poi, è capace di mettere ogni cosa a posto, perché sa di poter contare solo su se stessa e sulla sua indipendenza dagli altri. E ci riesce in quanto è volitiva, creativa e intelligente, nonostante la giovane età. Pure gli adulti sanno che la maturità è slegata dal numero degli anni che si hanno sulle spalle!
Qual è il messaggio che manda il personaggio, in teoria ai coetanei? Io ci includo anche il bambino che vive dentro gli adulti e che non è mai cresciuto. È condensato nell’amicizia, nell’indipendenza, nella libertà di sbagliare e, poi, rimediare, di avere il coraggio delle proprie azioni, nella forza di volontà di superare gli ostacoli e di difendere i più deboli.
I suoi amici Annika e Tommy l’adorano, in quanto è sincera, amichevole e altruista e non gira la testa dall’altra parte in caso di bisogno. A loro due sono rimaste impresse nella memoria le famose frittelle che Pippi friggeva con tanto amore e grande senso dell’accoglienza. La forza con cui ha sollevato il cavallo l’usava contro i malintenzionati.
Pippi Calzelunghe ha messo in discussione le regole di una società che voleva che la fantasia e la creatività fossero uguali per tutti, invece, invitava a pensare con la propria testa e a credere in loro stessi. Mette in evidenza che non era ben visto chi andava contro le regole e aveva un comportamento diverso dalla norma vigente. Gentilezza e forza possono coesistere se c’è la volontà e Pippi possedeva ambedue.
Buona vita
“Aspettando la Festa della Mamma”
Ogni mattina sarebbe bello che al risveglio ciascuno pronunciasse nel suo pensiero “Ciao mamma, ovunque tu sia”. Questo saluto è un modo assai carino di cominciare la giornata per dirle che nessun altro essere umano è speciale come lei. In effetti, lei l’ha sempre dimostrato a parole e con i fatti e, se facessimo un’attenta riflessione, ci accorgeremmo che non abbiamo sfruttato a sufficienza il tempo che ci ha messo a disposizione la vita per dimostrarle tutta la nostra riconoscenza. Abbiamo sempre rimandato a dopo come se il tempo fosse stato un nostro fedele alleato; in pratica, passava per lei e per noi alla stessa velocità parallelamente.
Puoi girare il mondo intero a cercare la persona che ha versato tutto il suo amore su di te e, poi, ti convinci che non la troverai giammai. Cosicché, ti fermi e pensi che la risposta è univoca e quella persona, che stavi cercando, si chiama proprio mamma. Quando quella cara persona un giorno non farà più parte di questo mondo vivrà dentro di te come il regalo più bello che tu abbia avuto dalla vita. Naturalmente, senza fare un torto ai papà per par condicio.
Facendo un passo indietro nel tempo ci ricorderemmo di quando eravamo piccoli e lei ci proteggeva amorevolmente e si faceva in otto per non farci mancare mai nulla. Quando lei non sarà più con noi, ci mancherà a ogni Natale, a ogni Pasqua e a tutte le altre ricorrenze; vorremmo parlare con lei, ma ci accorgeremmo che la sua sedia è vuota senza il corpo di lei, ma non senza il suo spirito.
Arriverà presto il momento che i figli capiranno il comportamento della mamma, quando anch’essi diventeranno genitori. Facendo mente locale, si pensa al passato per cercare di ricordare un momento nel quale averla vista stanca. Ben presto ci rinunciamo in quanto le mamme hanno sempre voluto dimostrare di essere donne forti, volitive e mai arrendevoli e che hanno amato senza riserve e senza misura.
A ogni essere umano quando nasce non gli viene consegnato un manuale per imparare a vivere; gli viene assegnata una mamma, perché si prenda cura di lui e che lo guidi nel cammino di vita; le sue ginocchia sono le migliori scuole del mondo. Molti ti ameranno, ma nessuno più di quanto la mamma abbia amato te!
Buona vita e buona lettura dall’autore Carmine Scavello
P.S. … detto in un orecchio, se vuoi arricchire l’argomento trattato, nel mio quarto libro dal titolo “I battiti dell’amore” – che tratta l’amore universale dal creato, alla natura, alle persone, … ai sentimenti – c’è un capitolo di sei pagine dedicato a ” L’Amore per la mamma” -. Grazie per l’attenzione.
Primo Maggio: Festa del lavoro e di San Giuseppe Lavoratore
La prima cosa che mi viene in mente di scrivere è quella di dedicare un dolce pensiero a ricordo della memoria dei tanti sfortunati lavoratori, che sono usciti dalla propria abitazione con i propri piedi per andare a lavorare e sono tornati a casa orizzontali avvolti in un lenzuolo bianco. Non parlo di cause, di concause, di concorsi nelle tragedie, di imperizie e di concomitanze, ma di drammi umani, che si sarebbero potuti evitare, col senno di poi.
Ogni morte sul lavoro è un’offesa all’intelligenza umana per non aver previsto l’imprevisto e, che si sarebbe potuto prevedere, solo se ci fosse stata la volontà di ridurre a zero il rischio di incidente, mettendo più risorse e più accorgimenti atti a evitare tali sciagure. Forse il destino di quei poveracci era già stato segnato, ma l’incuranza umana, per problemi di profitto, di negligenza … e di ignoranza, gli hanno dato una mano a spianargli la strada.
Ora parlo di lavoro in modo più gioioso e congeniale alla Festa che stiamo per celebrare. Ognuno deve trovare il modo di accettare il proprio lavoro che è quello di immaginare se stesso senza di esso. Qual è? L’unico modo di apprezzare il proprio lavoro è quello di amare ciò che si fa. Se ancora questo modo non l’hai trovato, continua a cercarlo e non fermarti finché non l’avrai trovato e, se non se tu non dovessi trovarlo, sarà lui a trovare te, se gli darai una mano e se non sarai troppo schizzinoso e di difficile adattamento.
In tutti i mestieri bisogna considerarsi sempre degli apprendisti in quanto diventare maestri al top non sarà possibile, perché ci sarà sempre da imparare per migliorare; perciò, è bene non considerarsi mai arrivati. Dare per scontato di essere giunti al massimo della scala dei valori solo ora è mancanza di rispetto verso il lavoro fin qui svolto.
C’è un proverbio cinese che ho ascoltato tanti anni fa e, nonostante sia passato tanto tempo, lo trovo sempre attuale per giudicare il giusto comportamento dei lavoratori e i dei datori di lavoro: “Se tu pagare come dici tu, io lavorare come dico io. Se tu pagare come dico io, io lavorare come dici tu”.
L’affermazione che segue sembra un gioco di parole, ma se ci pensiamo bene non è proprio così scontato: Un buon lavoro non fa un buon uomo, ma un buon uomo fa un buon lavoro. Il cattivo lavoro non fa un cattivo uomo, ma un uomo cattivo fa un cattivo lavoro. Dire a chi lavora bene di lavorare male, ti risponderebbe che hai sbagliato soggetto; dirgli invece di lavorare meglio, ti risponderebbe che è nella sua indole migliorarsi.
Ogni volta che ti dovessero chiedere se puoi fare un determinato lavoro, non rispondere subito di no, ma dovresti dire che ci proveresti. Il passo successivo sarà quello di darti da fare per trovare il modo corretto come eseguirlo. Se non dovessi riuscirci, almeno ci avrai provato e ti sarai tolto il dubbio per non aver affrontato la prova.
Il successo non cade come manna dal cielo o come un regalo inaspettato, ma come l’incontro tra la fortuna e il duro lavoro.
Se una mattina e per più mattine ti capitasse di svegliarti con la malavoglia di non andare a lavorare vuol dire che stai cominciando a odiare il tuo lavoro. È un momento cruciale della tua vita per mettere a posto la situazione: o cambi lavoro o cerchi le cause che le hanno determinate e trovare il rimedio di rimettere a posto le cose.
Buona Festa, buona vita e tanti cari saluti dall’autore Carmine Scavello
Ah, a puro titolo informativo ti dico che nel mio quarto libro “I battiti dell’amore” – su dieci pubblicati – c’è il capitolo “Lavorare per e con amore” di quattro pagine e mezzo.
25 Aprile Festa della Liberazione
Sul calendario questa giornata è segnata in rosso per distinguerla dalle altre a significare che è una celebrazione civile importante e che riguarda tutti. Si festeggia, pertanto, per celebrare la fine della seconda guerra mondiale e la riconquista della libertà dall’occupazione nazifascista. Quest’anno si festeggia l’ottantesima ricorrenza.
Si commemora per ricordare a noi Italiani di tutte le età che la libertà non è mai certa, garantita e assicurata e che dobbiamo essere sempre vigili, pronti e coscienti a difenderla da ogni possibile minaccia di attacchi, interni ed esterni, atti a soffocarla. Dopo tale data in Italia e in Europa abbiamo vissuto ottanta anni di libertà, di pace, di progresso … e di armonia tra i popoli.
Peccato che per queste conquiste ci siano voluti una guerra e tanti morti per affermare la pace e il diritto sacrosanto della libertà. Quasi in ogni casato c’è il nome di un defunto scritto sulle colonne dei monumenti ai caduti. Pochi, però, si fermano a leggere quei nomi. Non dico di pregare per loro, ma almeno dire grazie è il minimo che si possono aspettare a riconoscenza del loro sacrificio pagato con la vita.
Anni di guerra e di dittatura hanno diviso il popolo italiano in due fazioni. Ci sono tre storie a testimonianza: c’è quella raccontata dai vincitori, l’altra narrata dai vinti e, poi, c’è la Storia vera che tiene conto dei fatti e non delle opinioni o delle deviazioni.
Quest’anno a causa della salita in Cielo di papa Francesco il governo ha emanato di festeggiare la ricorrenza con “sobrietà” per rispettare i giorni di lutto nazionale. E così il popolo viene diviso ancora una volta sulla definizione di un vocabolo.
Giocare sulle parole è l’arte di chi vuol creare confusione e far accettare le proprie scelte. Io penso che sarebbe meglio sostituire la parola “senno” a “sobrietà” per dire agli organizzatori delle manifestazioni di evitare i luoghi di culto, per eludere eventuali polemiche assurde, e festeggiare, comunque, il 25 Aprile con cortei cittadini e cantare l’inno della Liberazione Bella Ciao. Tra l’altro questa canzone è stata adottata – altri popoli della Terra la usano come canto di protesta – per respingere quegli atti mirati a cancellare i diritti, calpestare la giustizia, limitare la libertà … e rinnegare il passato.
Spero che non ci sia un altro 25 aprile in futuro e che l’attuale basti e avanzi come monito a non ripetere gli errori e gli orrori del passato. C’è solo una cosa che ci può salvare: l’intelligenza umana al sevizio del bene, della giustizia e della salvaguardia dei diritti universali, senza delegare gli altri, ma che ognuno facesse la propria parte. Girare la testa dall’altra parte fa solo il gioco di coloro che pensano di sopprimere le conquiste sociali e che vogliono un popolo bue al loro servizio, che cammini con la testa piegata in avanti e la schiena curva in segno di remissione.
Buona Festa della Liberazione e buona vita dall’autore Carmine Scavello
21 Aprile 2025: Il ricordo di Papa Francesco
Parlare di Papà Francesco mi farebbe riempire tante pagine di scrittura, ma mi limito alle più essenziali per rendergli l’onore che merita. Sento il dovere morale di farlo per tutti i bei discorsi che ho ascoltato durante il suo lungo periodo di pontificato. Rammentarli tutti è veramente difficile e così faccio un piccolo sforzo per menzionare quelli che vengono a galla per ricordare la sua figura, che oggi viene affidata alla storia.
Il più bel regalo che si porterebbe nell’aldilà è quello che le armi cessassero di colpo di sparare e che la bandiera della pace sventolasse su tutti gli edifici pubblici della Terra per dire: ciao fratelli abbracciamoci perché così ha sempre voluto Papa Francesco.
Papà Francesco lascia un vuoto incolmabile tra i fedeli e non, in quanto sapeva parlare a tutti perché sotto quell’abito c’era un uomo coraggioso, che conosceva la vita. Le sue parole ricche di umanità arrivavano al cuore di quanti amano la pace e l’unione dei popoli.
Invitava tutti a vivere in armonia, non dimenticando mai di pronunciare alcune parole semplici e ricche di rispetto e di buonsenso, quali per favore, scusa e grazie. L’amore si nutre di amore ed è un antidoto contro il rancore. Essere felici è il dovere di ogni uomo per dare modo alla piccola creatura che vive dentro di noi: è il bambino, mai cresciuto, che ci invita a essere gioiosi, semplici e senza preconcetti.
Sulla pace esortava tutti ad esserne piccoli e grandi costruttori, cominciando a parlarne nei propri ambiti quali la famiglia, i luoghi di lavoro e di aggregazione e nelle comunità più grandi in cui abitiamo.
Invitava tutti ad essere amici liberi e spontanei, riconoscendo il vero valore dell’amicizia e respingendo quelle basate solo sulla convenienza, sull’interesse e sulla falsità.
Era un nemico acerrimo della guerra. Diceva che la guerra è sempre una sconfitta per l’umanità. Porta morte, distruzione e odio e crea dei solchi profondi e vendicativi negli animi, che si trasmettono alle future generazioni. Occhio alle menzogne di cui si serve il maligno per creare diffidenze, gelosie e vendette.
Pace alla tua anima Papa Francesco dal tuo amico autore Carmine Scavello
20 Aprile 2025 – Auguri di Buona Pasqua, cari lettori, ovunque voi siate
Se avete voglia, tempo e curiosità, leggete tutta la lettera, perché alla fine ci sarà un quesito. Dico ciò in quanto molte persone fanno fatica a leggerla fino alla fine; hanno poca pazienza; mentre leggono non prestano attenzione alle parole, pensando ad altro; non rilassano la mente; … e preferiscono le immagini, togliendo così spazio alla fantasia. Pertanto, se non siete interessati a leggere tutta la lettera, fermatevi qui, così vi saluto caramente e vi auguro subito una Buona, Felice e Santa Pasqua, nonché buona, lunga e serena vita e tanta pace e serenità nel cuore e nella mente.
Gli amanti della lettura possono proseguire a leggere. Credo che sia bello essere svegliati a Pasqua dal suono delle campane, che annunciano la Resurrezione. Dopo i tre giorni di lutto della Passione e del conseguente silenzio delle campane, quel suono melodioso, come una liberazione finale, porta nei cuori un senso di gioia e di serenità. In fondo, Pasqua manda il messaggio del ritorno alla vita; ci invita, pertanto, a modificare in meglio il nostro comportamento, come se dovessimo cominciare a vivere oggi più leggeri, senza la pesante zavorra delle negatività del passato.
In questo giorno festivo si parla tanto di pace e di amore verso il prossimo. Non perché negli altri giorni non se ne parli, quanto per il fatto che, da sempre, questi temi sono stati portati alla ribalta ed è meglio ribadirli. Forse la mente e il cuore a Pasqua sono più ricettivi e ciò è dovuto al clima festaiolo che si respira. Torna alla mente il detto popolare: Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi ed è giustificato dal clima meteorologico; invernale per la prima parte e primaverile per la seconda del detto popolare. Ai vacanzieri aggiungo pure Buone e Piacevoli Vacanze.
Apro una piccola parentesi e vado indietro nel tempo. Ho trovato in un cassetto alcune cartoline augurali pasquali illustrate e cosa c’erano riportati? Campane oscillanti, rondini svolazzanti, rametti fioriti di pesco e un cielo azzurro senza nuvole all’orizzonte. Roba di altri tempi! Le cartoline augurali vintage non si scrivono più e nemmeno esistono in commercio; le rondini sono quasi sparite dalla nostra latitudine e gli alberi fioriti di pesco fioriscono non rispettando la stagionalità. Il cambiamento climatico non garantisce più il bel tempo come una decina di anni fa e le povere rondini non trovano più di che cibarsi. Le buche delle lettere stanno sparendo dai marciapiedi delle città come le cabine telefoniche: i telefoni cellulari consentono messaggi augurali più immediati tramite telefonate, Facebook e WhatsApp.
Torno al messaggio pasquale a proposito della pace e penso a due massime molto note: la prima, “Porgi l’altra guancia”, la seconda “Chi è in guerra con gli altri non è in pace con se stesso”. La prima volta ci sta a rispettare la prima massima per il quieto vivere, ma la seconda è meglio non azzardarla per non creare l’abitudine e la scontata reazione. La seconda massima crea solo un popolo di scontenti.
Per terminare ho pensato a una famosa massima che fa vivere in pace con se stessi e col mondo. È incisa nella coscienza di ognuno. Indovinarla è facile e se non riuscite, chiedetemela e ve la dirò.
Buona Pasqua e Buona Vita dall’autore Carmine Scavello
19 Marzo: San Giuseppe, Festa dei Papà di ogni tempo
Stavo pensando a cosa scrivere sulla Festa del Papà e, poi, mi son detto: perché non ispirarmi a Francesco il personaggio del mio nono libro, il romanzo “Francesco, l’uomo che dava del tu alla vita “? Lo considero un papà modello sempre in linea con i tempi di allora, di oggi e di domani, perché papà erano, papà sono e papà saranno. Non era perfetto, ma era sempre alla ricerca di miglioramenti. Si faceva amare per i difetti, perché i pregi li amano tutti. Grazie, scusa e per favore erano parole di cui faceva largo uso a tutto vantaggio dei buoni rapporti umani.
I sei figli, mandati dalla Provvidenza, non li considerava una proprietà per gestirli secondo i suoi bisogni e disporne a piacimento nei piccoli lavori agricoli o domestici. Li rispettava come esseri umani e ne riconosceva la libertà, la dignità e le loro scelte di vita per il futuro.
È un uomo positivo sotto tutti i punti di vista, che non si è mai arreso davanti le avversità della vita. Affermava che se ce l’avevano fatta gli altri ce l’avrebbe fatta anche lui. Lo spirito creativo gli ha dato sempre la carica di riuscire a raggiungere i suoi obiettivi prefissati. Viveva serenamente senza mai maledire la sorte, né imprecare contro il mondo, né bestemmiare contro il cielo e né invidiare gli altri.
Era un osservatore nato, quello che si dice in gergo di essere un rubamestiere sempre all’opera. Osservava e memorizzava. Non copiava l’idea come un pappagallo, ma la faceva sua, migliorandola e personalizzandola come se fosse stata un’intuizione nuova.
Nei rapporti con i figli era insuperabile: li educava con l’esempio concreto e ciò che proibiva agli altri era il primo a rispettarne le regole, che lui stesso dettava. I figli non si ricordano una sberla ricevuta come penitenza o rimprovero perché era impossibile fargli un torto o trasgredire i suoi ordini, che, poi, erano consigli. I fatti gli davano ragione, non perché fosse stato perfetto quanto perché era previdente e faceva il passo secondo la gamba. Dava rispetto e pretendeva rispetto per non creare rapporti incrinati.
Naturalmente, prima di muoversi alla cieca, sapeva dove mettere i piedi. Ha avuto tanti animali come maestri, senza fare un torto alle persone sagge di cui ha sempre voluto imitarne le qualità, la buona condotta di vita e la creatività. Diceva spesso che l’asino, contrariamente alla cattiva nomea cucita addosso, era per lui un esempio da imitare. L’asino – è stato appurato – dove cade una volta, campasse cent’anni, in quel determinato posto non ci cadrà mai più. Magari cadrà più avanti, ma, poi, memorizzerà il nuovo posto dove è caduto di nuovo.
Vedeva molto lontano: era lungimirante e non saltava le tappe; la natura è stata per lui una buona maestra di vita. Saper aspettare i momenti giusti gli faceva cogliere i frutti più grandi e maturi. Aveva due regole da rispettare: la prima è non arrendersi mai, la seconda è ricordarsi della prima. Conoscere la vita di Francesco attraverso il libro citato, potrà arricchire la propria con altri esempi concreti e sani comportamenti della sua esistenza. Nel libro c’è una lettera/preghiera all’Angelo Custode, che da sola vale il costo del libro. L’ha salvato da un treno che lo conduceva ai campi di concentramento in Germania.
Auguri di buona vita a tutti i papà dall’autore Carmine Scavello
8 Marzo: Festa della Donna
Cari amici,
ero fermo sul marciapiedi di una piccola stazione ferroviaria e aspettavo che arrivasse il treno. Per impiegare il tempo dell’attesa – non ammazzarlo, perché non mi permetterei mai di fargli del male – guardavo le tante frasi cubitali scritte sui muri del marciapiede e su quelli della sala d’attesa. Devo ammettere che ce n’erano di belle, carine, interessanti e significative; però in compenso, tante altre erano cretine, ingiuriose, banali, irriguardose, blasfeme e qualcuna goliardica.
D’un tratto il mio sguardo fu attirato da una scritta isolata su un pezzo di muro bianco, senza alcun contesto intorno. Chissà perché, come e quando qualcuno l’avesse scritta proprio lì in bella mostra, separandola volutamente o casualmente dalle altre frasi, perché fosse facilmente notata, letta e commentata.
Sicuramente costui voleva attirare l’attenzione su di essa e non ne capivo il motivo. Così, mi sono allacciato al detto che dice: nulla nasce per caso; tutto ha un senso, basta trovarlo! Quella scritta, pensai, non era un complimento al rispetto e alla dignità della donna. Mi auguro che quella mano l’abbia scritta senza riflettere a quello che stava facendo. Se fosse stato per ridere, ridiamoci sopra a conferma del contrario.
Ora vi comunico quella frase: Chi dice donna, dice danno. Mentre viaggiavo sul treno, mi son detto: provo ad aggiungere alla frase tre segni di ortografia – punto fermo, punto esclamativo, punto interrogativo – facendola diventare:
– Chi dice donna, dice danno. … La frase sarebbe buttata lì;
– Chi dice donna, dice danno! … Sarebbe un’accusa o un’offesa;
– Chi dice donna, dice danno? … Si porrebbe una domanda.
Letta così, nelle tre versioni, la frase cambierebbe enormemente il senso. Che ne pensate pure voi, amici lettori? Mi aiutereste a risolvere l’enigma. Forse il proverbio vorrebbe dire: “Chi dice donna, dice guai!” Ma gli farebbe da contrappeso un altro che afferma “Chi dice uomo peggio che mai!”
Però, poi, ho riflettuto sulla parola “DANNO” e ho cambiato completamente il significato del detto, riferendomi alla terza persona plurale del presente indicativo del verbo dare. In pratica, il ruolo delle donne non può essere al servizio degli uomini.
Basta pensare che nel loro grembo si forma la vita dei nascituri fino a quando vedranno la luce e, poi, li accompagneranno nella crescita alimentandoli col proprio latte. Per lo stesso motivo saranno un porto sicuro, nelle vesti di mamme, dove trovare conforto, coraggio e speranza. Quelle stesse mamme per loro si butterebbero nel fuoco.
Quindi, basterebbero queste poche considerazioni per trasformare il vocabolo donna in DANNO invertendo le due vocali. Se pensiamo a quello che le donne possono dare – e che in pratica DANNO – dovremmo solo ringraziarle e tenerle nella bambagia, trattarle come angeli della casa, e farle vivere in un ambiente paradisiaco.
I violenti che fanno del male alle donne dovrebbero vergognarsi davanti l’opinione pubblica per il loro comportamento scorretto e incivile e capire, una volta per tutte, che la violenza è la scelta più facile, perché sono deboli, ma mai quella giusta. Se lo stesso male fosse fatto a loro, solo allora capirebbero che non si può calpestare il rispetto e la dignità delle donne.
Buona, lunga e serena vita a tutte le donne dell’universo dall’autore Carmine Scavello
14 Febbraio: San Valentino – La Festa degli Innamorati
Potrei iniziare e chiudere qui il discorso con questa frase universale e senza tempo se dicessi che: “Ti voglio bene più di ieri e meno di domani e che per te c’è posto nella mia vita ora, oltre e per sempre”!
Poiché l’amore per la scrittura mi impone di andare avanti, continuo con l’elaborato letterario seguente. Al di là che possa piacere o meno – e non lo pretendo – consideratelo come la base che vi darebbe l’incipit di continuare a pensare e a parlare in autonomia su questo specifico argomento.
“Alla persona più cara e amata”.
Sembra che io non ti abbia mai cercato;
eppure brillavi nel cielo come una stella!
È il destino che ti ha mandata? Forse.
Tu esistevi già nei miei pensieri e io nei tuoi;
è stato il tempo che ci ha fatto incontrare!
Siamo andati liberi e sereni verso il futuro.
Tu eri tu e io ero io, ora io e tu siamo noi:
in due è più leggero il peso degli anni;
l’amore è l’olio che unge le ruote del carro.
Se ci fossero ostacoli che dovessero dividerci,
basterebbe un piccolo soffio per farli crollare;
e sparirebbero le nuvole grigie all’orizzonte.
Sceglieresti di nuovo quella cara persona?
Sarebbe vero amore se rifacessi quella scelta;
e fra tutti i verbi, metterei amare sul podio.
Se tu mi chiedessi quanto bisogna amare,
io direi: ama più che puoi e non misurarlo.
E come sempre Buona Vita
27 Gennaio 2025: 80.mo anniversario della liberazione di Auschwitz – Giornata della memoria