Ieri sono stati celebrati i funerali di Luigi Monzio Compagnoni.
Aveva 94 anni, Ha lavorato 38 anni a Sesto e Cassina come responsabile reparto campioni officina.
Le nostre condoglianze alla famiglia.

 

Lettera a ricordo dell’amico Luigi Monzio Compagnoni ,
da Carmine Scavello

Un brav’uomo ha lasciato un buon ricordo del suo passaggio terreno tra quanti l’hanno amato e conosciuto. Luigi, era un carissimo collega che ha lavorato per tanti anni in Officina Campioni a Cassina De’ Pecchi insieme al suo amico inseparabile Egidio Sironi. Egidio gli faceva ombra solo per la sua mole; in quanto a capacità non gli era secondo. In tanti anni che l’ho conosciuto direttamente per ragioni di lavoro è sempre stato un ottimo collaboratore; non l’ho mai visto arrabbiato; mi ha sempre fatto capire che arrabbiarsi sul posto di lavoro non ne valeva proprio la pena in quanto sarebbe stata una guerra tra poveri.

Diceva: “Siamo tutti pedine di chi ci comanda dall’alto; il mio numero di cartellino mi identifica nella scala gerarchica. Dietro quel numero c’è un uomo col camice nero – per non sporcarsi di olio e di grasso – che dirige decine di meccanici tra tornitori, fresatori ed aggiustatori da banco e deve fare in modo che ognuno faccia il proprio dovere. Se do delle regole il primo a rispettarle devo essere io per essere credibile; non faccio come il prete che dice: Fate come vi io dico e non come io faccio (mi scuso con i preti per quel modo di dire entrato ormai nel lessico della nostra lingua italiana)”. Spesso mi rivolgevo a lui per eseguire dei pezzi meccanici per apparati in microonde, quando lavoravo in Laboratorio Ricerche nel settore degli Amplificatori Parametrici per satelliti artificiali per telecomunicazioni. Doveva dar retta a tanti “clienti” come me che si rivolgevano a lui più volte durante la stessa giornata; le prove erano lunghe e bisognava ricorrere continuamente ai ritocchi delle quote meccaniche. C’erano giorni che non poteva accontentare tutti; allora giocava di astuzia. Prima mi diceva: Va via brut terun! Poi, dietro mie insistenze mi mandava da Sironi a suo nome. Allora capii il suo gioco: voleva dirmi indirettamente in modo diplomatico che non poteva. Infatti, Sironi mangiava la foglia e mi diceva che le macchine erano tutte occupate per dirmi di no al posto di Luigi. Io a quel punto, invitavo entrambi a bere il caffè, cosicché in quel frangente li convincevo a fare uno strappo alla regola e ad accontentarmi. In quel momento pensai a una coppia di nostri vicini di casa che usavano lo stesso trucco con mia madre quando ella chiedeva un favore. Se la cosa era fattibile, il primo interpellato diceva di sì; altrimenti la mandava dall’altro coniuge a suo nome; in questo caso, quest’ultimo doveva trovare mille scuse per sbolognare mia madre. Anche allora il gioco durò poco perché mia madre scoprì le carte e trovò il modo di farsi dire di sì. Tempi erano, tempi sono e tempi saranno! Al di là di questo aneddoto curioso, Luigi rimane nella mia memoria come un maestro di vita; la sua saggezza unita a un comportamento consono e rispettoso delle regole aziendale e di buona convivenza lo ponevano su un gradino alto dei rapporti umani.
Pace alla sua anima dal suo amico scrittore Carmine Scavello.